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enrico iv — atto quinto 203

di Riccardo, e che vi corsi incontro senza fermarmi nè dì nè notte, impaziente di raggiungervi e di baciarvi la mano, in un tempo in cui, a giudicarne dalla vostra condizione e dall’opinion pubblica, voi non eravate nè potente, nè fortunato com’io. Io fui che, insieme con mio fratello e suo figlio, vi ricondussi in patria, affrontando tutti i pericoli. Voi ci giuraste allora che nulla meditavate contro lo Stato, che rivendicar non volevate che i vostri diritti, e sulla fede di tal giuramento ci consacrammo al vostro servigio. Ma in breve la fortuna versò senza misura i suoi favori sul vostro capo, e tutte le grandezze si accumularono su di voi, o meco il nostro soccorso, o a motivo della lontananza del re e della sua inconsiderata giovinezza, o per gli oltraggi che sembravate aver patiti, o forse anche pei venti contrarli che ritennero si a lungo Riccardo nelle sue sciagurate guerre d’Irlanda, onde tutta l’Inghilterra lo reputava estinto. — Allora approfittando delle vostre fortune, vi faceste pregare per prendere lo scettro dell’autorità sovrana, obliando così il giuramento di Doncaster. Innalzato mercè il nostro zelo, voi ne trattaste come l’uccello ingrato che distrugge il nido e i figli di quegli che lo allevò. Alimentato coi nostri benefizii, siete divenuto un colosso di tal grandezza che il nostro amore medesimo non osava più a voi mostrarsi per tema d’esserne divorato. Per tutelare la nostra salvezza, noi siamo stati costretti a fuggire rapidamente da voi, sollevando l’esercito che comandiamo: talchè se ne trovate qui armati come nemici, siete voi che avete fabbricate le armi che portiamo con ingiusti procedimenti, con una condotta dubbia e minacciosa, e colla violazione della fede e di tutti i sacramenti che usaste in principio della vostra impresa.

Enr. Queste cose infatti avete scritte, e gridate le avete nelle piazze pubbliche, nei tempii, onde adornare il mantello della rivolta con lucidi colori, proprii a sedurre spiriti inquieti e volubili, che col fremito della gioia attendono sempre alle innovazioni e ai rivolgimenti degli Stati. Non mai ribellione mancò di siffatti prestigi per attirarsi le ciurme faziose e i miserabili avidi di ricchezze e di anarchia.

P. Enr. Un gran numero di cristiani pagherà caro lo scontro dei nostri due eserciti, se mai essi vengono a battaglia. Dite a vostro nipote che il principe di Galles fa eco coll’universo al valore di Enrico Percy: e dichiaro che non credo siavi al mondo gentiluomo più generoso, più intrepido e prode. Nondimeno, dinanzi alla maestà di mio padre, son ben lieto di poter aggiungere che se egli vuole risparmiare molto sangue all’uno e al-