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atto quarto 81

mente l’infausto messaggiero che sta per istraziarvi gli orecchi col suono più aspro che mai abbiano inteso.

Macduff. Oh!... ti prevengo.

Rosse. Il vostro castello è preso; la vostra donna e i figliuoletti vostri sono stati barbaramente macellati. Narrarvene i particolari sarebbe un voler aggiungere la vostra morte alla morta di quelle care ed innocenti vittime.

Malcolm. Pietoso Iddio! (a Macduff) O sventurato, riscuotetevi; abbandonatevi a un operoso dolore; esalate gemiti, lamenti; il cruccio che resta muto ribolle nell’infiammato core, e poi lo strozza.

Macduff. Oh! i figli ancora?

Rosse. E moglie, e figli, e servi, e quanti abitavano l’infortunato ostello.

Macduff. Ed io n’era lontano! Oh la mia sposa!... i figli miei!

Malcolm. Soffrite con coraggio, e apprestatevi ad una grande vendetta, che sola potrà esser balsamo a quest’affanno mortale.

Macduff. Ah! ei non ha figli....! Ed io....? Oh figli! E tutti, diceste, tutti? Oh mostro d’inferno! Pargoli innocenti! sventuratissima madre...!

Malcolm. Lottate da eroe contro l’avversa fortuna.

Macduff. Lo farò, sì, lo farò; ma astenermi per ora non posso dai sentimenti dell’uomo, e in tutta la sua forza sento in questo istante la mia sventura. Oh come il cielo non intervenne a difesa di quei miseri? Sconsigliato Macduff, tu fosti la cagione della loro morte; l’improvviso tuo bando segnò la loro sentenza.

Malcolm. Possa una tanta sventura arrotare gli ardimenti vostri, e convertire in atroce disdegno tutto il vostro dolore.

Macduff. Ah sapessi versar torrenti di lagrime, ed esalare l’immenso affanno con concitate parole! Ma, o giusto Cielo, abbrevia ogni dimora, e pommi di fronte al mio abbonito nemico; pommi alla distanza della mia spada dal suo cuore; e s’ei mi sfugge, tu pure allora gli perdona.

Malcolm. Ora degnamente favellate. Venite adunque a congedarvi dal re, che tien pronto l’esercito ai nostri comandi. Macbeth ha già maturata la sua rovina, e le potenze del Cielo apparecchiano la gran vendetta. — Venite; raccogliete tutto il raggio consolatore che può brillarvi nel petto, e pensate che non v’è notte più lunga di quella che sdegna riconoscere in ogni parte il sole.                                             (escono)