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volte imprecate. Ovviate all’errore; allontanatevi; e dimani accorrete a me sulle sponde d’Acheronte. Macbeth verrà ivi per interrogarvi sul suo destino, e dovrete satisfarlo: io intanto m’alzo a volo, e riempirò la notte colle consuete arti. Una nube appunto si stacca dalla luna, e d’essa mi varrò per attorniare Macbeth di fantasimi. La rovina che l’attende non dee più aggiornarsi; e tempo è bene ch’ei l’affronti, s’ebbe il cuore per desiderarla.

(s’intende una voce per aria che canta)

Udite? È il mio piccolo Silfo, che aleggia sopra un raggio di luna, e a sè mi chiama.                                    (s’alza a volo)

1a Strega. Affrettiamoci, compagne, perchè non molto tarderà a ritornare.                                   (escono)

SCENA VI.


Una stanza del palazzo a Fores.


Entra Lenox con altro Lord.


Lenox. Le prime mie parole hanno svegliato in voi pensieri che possono vieppiù addentrarsi colle congetture. Ma solo dico, che la novella della disgrazia fu accolta in modo assai strano. In quanto al povero re, ei fu compianto, e doveva esserlo, morto com’era; ma dell’infelice Banquo, del nobile e valoroso Banquo chi ne parlò? Potreste dirmi che Fleance n’è stato l’uccisore, perchè è fuggito. Ma la nostra vecchia Scozia è ella dunque diventata la terra dei parricidi? Come reputar capaci Malcolm e Donalbano d’assassinare un misero re, un padre che tanto li amava? Ah! l’azione fu truce, e (con ironia) nobilmente la vendicò Macbeth. Sospinto dalla virtuosa sua ira, ei corse ad uccidere i due rei che posavano in sua balla assorti ancora nella voluttà del sonno. Egregio fatto, e pieno di prudenza; imperocchè ogni anima onesta avrebbe rifuggito dall’idea d’intendere que 1 due ribaldi a negare con impavida fronte il loro delitto. Sia lode al Cielo che questo non fu, e che i mani dell’estinto sovrano vennero esorati. — Ma corre voce che Macduff ancora, venuto in disgrazia di Sua Maestà, siasi dipartito. Sapete voi dov’egli abbia volti i passi?

Lord. Alla corte d’Inghilterra, dove il virtuoso Eduardo (1) regalmente intrattiene il primogenito di Duncano, e gli fa, per quanto è da lui, dimenticare gli oltraggi della sorte. È là che Mac-

  1. Trattasi qui di Eduardo il Confessore. Più avanti è tenuto diacono de’ suoi prodigi.