Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/75

64 macbeth

graziamenti. — Sta bene; il numero dei convitati è uguale da ambe le parti. Io mi assiderò quindi nel mezzo, e propinerò ad ognuno la gioia. Signori... (nell’atto che sta per fare un brindisi, scorge lo sgherro alla porta, e va a dirgli con voce sommessa) V’è sangue rappreso sul tuo volto.

Satellite. Sangue di Banquo.

Macbeth. Meglio amerei veder te fuori di questa stanza, che dentrovi colui. — Riuscì bene il colpo?

Satellite. Milord, gli segai la gola, e da valente lo feci.

Macbeth. Onesto amico, ben meritasti da me con tale azione; ma non meno mi sarà caro colui che mandò Fleance fra i morti. Se tu sei quello, non avrai chi t’agguagli nella mia grazia.

Satellite. Real signore, Fleance ci sfuggì.

Macbeth. Oh! i miei accessi di terrore di nuovo m’assalgono, e distruggono una felicità che sarebbe stata perfetta. Schietta e impenetrabile come il marmo che posa sulla sua base di granito, la mia vita si affrancava, e diffondevasi a suo talento libera e pura, simile all’aere che abbraccia il creato; ma ora mi sento compresso, sbigottito, e domo, soggetto per sempre agl’insulti dell’inquietezza e del timore. — Banquo però è in luogo salvo?

Satellite. Sì, mio nobile principe, in salvo entro una larga fossa, con venti gran piaghe nella testa, ognuna delle quali avrebbe efficacia di uccidere.

Macbeth. Grazie te ne siano, mio prode; ma se il gran serpe è schiacciato, il giovane rettile che sfuggì, quantunque innocuo per ora, potrà un dì forse esser del pari velenoso. — Vattene adesso.                                    (il satellite esce)

Lady Macbeth (a Macbeth). Mio real signore, a che non dividete voi pure la gioia del banchetto? Una festa si trasmuta nella più fredda solennità, quando quegli che la comparto non ne liba i diletti.

Macbeth. Amabile consigliera, che mi rammentate i miei debiti, la gioia risvegli il vostro appetito, e la salute ne sia la felice conseguenza.

Lenox. Vostra altezza degna ella d’assidersi? (l’ombra di Banquo sorge da terra, e s’asside nel seggio di Macbeth).

Macbeth. Vedremmo ragunato sotto questo tetto tutto ciò che il nostro regno ha di più nobile, se il caro Banquo ancora colla sua presenza vi assistesse. Dio voglia ch’io abbia piuttosto a rimproverargli, la sua scortesia, che a deplorare qualche sventura che l’abbia trattenuto.

Rosse. La sua assenza, signore, invalida l’onore della sua pro-