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56 macbeth

Tutti. E così tutti.

Macbeth. Animo, affrettiamoci dunque, e ritorniamo poscia tutti in questa sala.

Tutti. Cosi sarà fatto.

(escono tutti, tranne Malcolm e Donalbano)

Malcolm. A qual partito pensi tu di attenerti? Con loro io non mi unirò. Mostrar un dolore non sentito è cosa facile pel fraudolento; ma ardua per l’uomo giusto. — Io vommene in Inghilterra.

Donalbano. Ed io in Irlanda. Separandoci l’uno dall’altro, saremo più sicuri. Nel castello che ora abitiamo la voglia omicida si cela sotto il sorriso, e i più propinqui per sangue intendono all’opere più sanguinose.

Malcolm. Il braccio che ne privò del padre sta ancora levato, e il consiglio migliore per noi è d’evitare i suoi colpi. Apprestiamo dunque i cavalli, e inosservati fuggiamo. Lice il sottrarsi ancora di tal guisa ai pericoli, quando più non rimane nè sicurezza nè fede.                                              (escono)

SCENA IV.

Il di fuori del castello.

Entrano Rosse e un Vecchiardo.


Vecch. Ornai settantanni ho passati di vita; e sebbene crudeli guerre e atroci vicissitudini io m’abbia vedute in questo corso di tempo, queste nondimeno son nulla, poste in bilancia colla spaventosa notte ch’è trascorsa.

Rosse. Ah buon padre! tu vedi come il Cielo, sdegnato delle colpe dell’uomo, minaccia questo mondo di sanguinosa tragedia. A ragione dell’ora che corre, il giorno dovrebbe lucere; e nondimeno una fosca notte abbuia il gran faro che quotidiano e eterno viaggia pei cieli. La notte diviene ella eterna, e inorridisce omai il sole di rivelarsi a noi? Come mesta è la terra così sepolta fra le tenebre, quando benedetta dovrebb’essere da tanta luce d’amore!

Vecch. È un fenomeno contro natura, come il delitto che si compì, e che funesti presagi purtroppo ci avevano annunziato. Non sono scorsi tre giorni da che fu visto un falco dirizzato a volo verso altissima torre, sorpreso da un gufo che in un baleno il divorò.

Rosse. E i cavalli di Duncano, prodigio strano ma sicuro, che correvano i campi sì lieti, sì leggieri e vivaci, tramutarono d’improvviso la loro natura, e, rotto ogni freno, invasero i campi, già ribelli all’uomo.