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atto primo 45

pei tìtoli che l’avvenire ti serbai! La tua lettera m’empiè di gioia e di speranze.

Macbeth. Mio amore, Duncano verrà qui questa notte.

Lady Macb. E quando ne partirà egli?

Macbeth. Dimani... è suo divisamento...

Lady Macb. Ah non mai, non mai splenderà il sole su questo dimani! Il tuo volto, mio amico, è simile ad un libro, ove ognuno potrebbe leggere cose fatali. Per illudere altrui assumi contegno meglio conforme alle circostanze, e fa che ne’ tuoi occhi, nei gesti, nelle parole traspiri la gioia. Somiglievole in tutto all’innocente fiore, sotto cui s’appiatta il serpe, ilarizza del tuo aspetto l’incauto che ti riguarda. Provvedi ai destini dell’ospite che attendi, ed affida a me l’alta impresa che rimane da compiersi. Cotesta impresa ti farà arbitro del potere supremo, e ne assicura per tutto l’avvenire le gioie del regno.

Macbeth. Con maggior uopo ne terremo discorso.

Lady Macb. Pensa intanto a sgombrare dalla tua fronte le nubi che vi si addensano, e commetti a me la cura del resto.

(escono)


SCENA VI.

Una landa posta dinanzi al castello di Macbeth.

Entrano Duncano, Malcolm, Donalbano, Banquo, Lenox, Macduff, Rosse, Angus, e seguaci al suono di campestri cornamuse, propizianti l’arrivo del re.


Duncano. Questo castello è deliziosamente posto: l’aere dolce e leggiero che vi spira, è pregno delle più soavi fragranze.

Banquo. La rondinella, ospite estiva, abitatrice dei templi, ci aveva già annunciato, fermando qui la sua dimora, una natura mite e serena. Non evvi fregio in questo castello, non cornice, non angolo ove quell’amabile augelletto non abbia intrecciati i suoi nidi.                                   (entra lady Macbeth)

Duncano. Ecco, onorate l’ospite nostra che s’avanza. Signora, (andando a lei) l’amicizia che ne viene dimostrata, ci cagiona qualche volta fastidi, che sono di sovente sopportati con riconoscenza, come contrassegni d’affetto. V’avremo noi per tanto cortese da non saperci mal grado per le noie di cui vi caricherà la nostra presenza?

Lady Macb. I nostri servigi, fossero anche centuplicati all’infinito, sarebbero nulli comparati coll’onore che piace alla Maestà Vostra d’impartirci in questo felice giorno. Per gratitudine