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ATTO QUINTO




SCENA I.

Roma. — Una piazza.

Entrano Menenio, Cominio, Sicinio, Bruto, ed altri.

Men. No, non v’andrò; sapete quel che disse a Cominio, che fu un tempo suo generale, e che tanto lo amò. Ei mi chiamava, è vero, suo padre; ma che gl’importa ora? Andate voi (ai Trib.) che l’avete bandito, e a mille piedi dalla sua tenda mettetevi ginocchioni dinanzi a lui, e cercate supplichevoli il cammino della sua clemenza. Sì, se ha rifiutato d’udir Cominio, io non andrò.

Com. Mostrava di non conoscermi.

Men. L’udite?                                   (ai Trib.)

Com. Pure profferì una volta il mio nome; e allora gli ho ricordata la nostra antica amicizia, e tutto il sangue che abbiam versato nei combattimenti l’uno al fianco dell’altro. Coriolano non voleva rispondermi; rifiutava tutti i titoli che gli dava, nè più era, diceva, che una specie di nulla, un uomo senza nome, finchè ottenuto non ne avesse un altro coll’incendio di Roma.

Men. Ora vedete quel che avete fatto. (ai Trib.) Degni Tribuni, gran cura aveste di Roma; ed avete ottenuto modo perchè i carboni e le ceneri vi divenissero in breve a buon prezzo. Gloriosa sarà la memoria che vi conseguirà.

Com. Io gli ho detto quanto fosse onorando il perdonare a chi non poteva più sperar grazia; ma mi rispose, che vergognoso era per uno Stato l’implorar mercè da un uomo che avea bandito.

Men. Diceva con senno, nè poteva dir meno.

Com. Tentai di risvegliare la sua tenerezza pe’ suoi amici; e la sua risposta fu, che non poteva sperdere il tempo nello sceverarli da una moltitudine infetta, e che follia sarebbe stata il non ardere tutto un campo, di cui le erbe malefiche meritavano le fiamme, per pietà di una o due buone piante che vi si alimentavano.

Men. Per una o due buone piante! Sì, io, sua madre, sua moglie, il figlio suo, e quel generoso romano (indicando Cominio). Queste sono le piante che vorrebbe salvar dall’incendio; e voi,