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atto quarto 169


Com. Roma sarà da lui rovesciata sopra le vostre teste.

Men. E lo sarà così facilmente come facile era al braccio di Ercole lo scuotere dall’albero un frutto maturo. Indegnissima cosa!

Br. Ma è vera poi la novella?

Com. Sì: e impallidirete prima di trovarla mendace. Tutti i popoli del circondario si sollevano al suo passaggio; quelli che assistono, eccitano compassione per la loro cecità, e periscono gli stolti. E chi potria biasimarli? I nemici vostri e i suoi trovano tutti in lui un uomo straordinario.

Men. È finita per noi, se quel grand’uomo non ci commisera.

Com. E chi andrà a placarlo? Non i tribuni, che sarìa un’onta; non il popolo, che merita tanto la sua clemenza, quanto il lupo merita pietà dal pastore; e se i suoi migliori amici gli dicessero: Sii pietoso a Roma, essi si comporterebbero seco come coloro che han meritato il suo odio, e si mostrerebbero suoi avversari.

Men. Avete ragione. Per me lo vedrei scagliare contro la mia casa l’ardente tizzo per abbruciarla, che non ardirei dirgli: Te ne scongiuro, arrestati! Le vostre frodi sono riuscite (ai Tribuni), siatene fastosi.

Com. Tutta la città è per voi posta in costernazione, nè mai la salute di Roma fu più minacciata.

I due Trib. Non accagionate noi di simile sventura.

Men. E chi dunque? noi stessi forse? noi che lo amavamo, e che, perdendo tutto ad un tratto la ragione e il buon senno, permettemmo che il vostro vil popolo lo discacciasse vergognosamente?

Com. Ora temo che non mandi ruggiti, vedendolo rientrare. Aufidio, il secondo degli uomini dopo Coriolano, gli obbedisce ciecamente, come se non fosse che un suo ufficiale. La disperazione è perciò tutta la politica, la forza e la difesa che Roma gli puote opporre.     (entra una mano di Cittadini)

Men. Vedete? il popolo accorre a torme. E Aufidio è seco?... Voi foste (ai Citt.), che oscuraste l’aria con un nuvolo di berretti allorchè con alte grida chiedevate l’esilio di Coriolano. Eccolo ora che ritorna alla testa d’esercito furibondo, e vi reca il vostro castigo. Voi che chiedeste la sua espulsione, sarete calpestati sotto i suoi piedi. Non da meravigliarsi sarebbe, s’egli anche v’abbruciasse tutti, e non facesse di Roma che un monte di ceneri.

Citt. È vero che udiamo tremende novelle.

Citt. Per me, quando dissi bandiamolo, dissi ancora che ciò era ingiusto.