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atto quarto 165


Dom. Chi? il mio signore?

Dom. No, non lui.

Dom. Sei egli ne vale.

Dom. Non tanti; ma di lui maggiore lo estimo.

Dom. Non so come dir si possa, avvegnachè per la difesa di una città il nostro generale è eccellente.

Dom. E per un assalto ancora. (rientra il terzo domestico)

Dom. schiavi, posso dirvi novelle; novelle, malandrini.

eDom. Che, che, che? dite, dite.

Dom. Non vorrei esser romano; d’ogni altra nazione, passa perocchè sarei come un uomo condannato.

eDom. Perchè? perchè?

Dom. Perchè qui è colui che soleva sferzare il nostro generale... Caio Marzio.

Dom. Perchè dici sferzare?

Dom. Non dirò sferzare, ma che era buono per lui.

Dom. Orsù, siamo amici, e diremo il vero: troppo forte egli era per esso. L’intesi dire al comandante nostro.

Dom. A dir vero era troppo forte. La battaglia di Corioli lo mostrò. Altre novelle hai di lui?

Dom. Qui lo si tratta come se fosse il figlio di Marte. Collocato a mensa sul seggio d’onore, non uno dei nostri senatori che osi interrogarle; muti tutti e rispettosi gli stanno dinanzi. Il nostro generale ancora lo accarezza come un’amante, colle mani cortesi qual si suole al cospetto degli Dei, e gli occhi girati ad ammirazione, ascoltandolo. Ma il buono della novella è, che il generale è diviso in due; che la metà solo è fatto di quello ch’era ieri, perciocchè Marzio s’ebbe la metà del comando, dietro preghiera e desio di tutta la ragunata. Andrà, egli dice, ad atterrar le porte di Roma, e spazzerà ogni lordura innanzi a sè, lasciando il suo passaggio libero e netto.

Dom. E tale è da farlo meglio d’ogni altro ch’io conosca.

Dom. Da farlo? Lo farà; perocchè tanti amici gli rimangono, quanti ha nemici; e se questi amici non si mostravano, è perchè era disgraziato dal popolo.

Dom. Ma allorchè lo rivedranno armato alzar la testa in mezzo alla strage, allora usciranno dai loro nascondigli, come lepri dopo la pioggia, e si uniranno a lui.

Dom. E quando verrà data la mossa?

Dom. Dimani, oggi, fra poco: udrete il segnale dopo il pranzo. Cotesto spedizione è in qualche maniera per essi una festa, un ballo dopo il banchetto.