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cendere il fuoco, avvegnachè i nobili hanno sì a cuore il bando dell’illustre Coriolano, che sono parati a togliere al popolo per sempre tutto il suo potere, nonchè i suoi tribuni. La tempesta è addensata, ve lo dico, e scoppierà con violenza.

Vol. Coriolano bandito?

Rom. Così è.

Vol. Con tal novella, Nicanore, siete sicuro d’esser qui bene accolto.

Rom. La fortuna serve maravigliosamente la vostra Repubblica. Il prode Aufidio si mostrerà glorioso in questa guerra, ora che il suo grande avversario non ha più nè credito, nè ufficio in patria.

Vol. La sua via è sicura. Io sono ben lieto del vostro propizio incontro; mercè vostra, la mia commissione è riempita, e v’accompagnerò con diletto fino alle mie case.

Rom. Prima di cena vi narrerò molte novelle di Roma, che vi sorprenderanno, e che tendono tutte al bene de’ suoi nemici. Non diceste d’avere un esercito pronto?

Vol. Dissi. I centurioni son nominati, le cariche tutte ripartite, e si festeggia dal generale la guerra vicina.

Rom. Godo di ciò; ed io darò loro l’impulso. Signore, son lieto d’avervi trovato, e la vostra compagnia mi reca il maggior diletto.

Vol. Così dite per me, che io bene ho motivo di allegrarmi della vostra.

Rom. Andiamo insieme.                                   (escono)

SCENA IV.

Anzo. — Dinanzi alla casa di Aufidio.

Entra Coriolano in povero arnese.

Marz. Bella città quest’Anzio! città ch’io empiei di vedove. Quanti eredi di questi belli edificii udii gemere, e perir vidi nelle mie guerre! Anzio, non riconoscermi: le tue donne e i tuoi fanciulli con ispiedi e pietre m’ucciderebbero in un combattimento senza gloria. (entra un Cittadino) Salute, cittadino.

Citt. Salute.

Marz. Conducetemi, così gli Dei vi assistano, alla casa del generoso Aufidio. È egli in Anzio?

Citt. È, e banchetta con tutti i nobili dello Stato.

Marz. Vi prego, dov’è la sua casa?