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154 coriolano


Men. È questa la promessa che faceste a vostra madre?

Com. Ve ne piego, pensate...

Marz. A nulla penso omai. Mi condannino a morire precipitato dalla rupe Tarpea, o ad errare in esilio, o a languir prigioniero con un granello di frumento ogni dì, non comprerò la grazia loro a prezzo d’una sola parola di dolcezza; nè, per quel che potessero darmi, soffocherò l’ira nel mio cuore, no, quand’anche per cattivarmeli non convenisse dir che buon giorno.

Sic. Per avere in differenti occasioni, e finchè dipese da lui, mostrato il suo odio contro il popolo, cercando i mezzi di spogliarlo della sua autorità; per avere non ha guari ancora percosso, rompendo ogni freno e ogni rispetto alle leggi, i ministri della giustizia; in nome del popolo, e in virtù del potere che ci fu conferito nella nostra qualità di Tribuni, noi l’espelliamo fin da questo momento da Roma, sotto pena d’essere precipitato dalla rupe, e lo condanniamo a non mai più rientrarvi. In nome del popolo dichiaro che questa sentenza sarà eseguita.

Citt. Sarà, sarà; sen vada di qui; egli è bandito; deve andare in bando.

Com. Uditemi, miei amici; non v’incresca udirmi.....

Sic. È condannato; vano ogni altro discorso.

Com. Lasciatemi parlare: fui console e posso mostrar sopra di me le margini che ricevei difendendo Roma da’ suoi nemici. Amo la mia patria d’un amor più tenero, più rispettoso, più sacro di quello che porto alla mia vita, o alla mia sposa, o al frutto delle tue viscere e del mio sangue; nondimeno s’io vi dicessi...

Sic. Conosciam le vostre arti: pure che direste voi mai?

Br. Non v’è più nulla a dire; egli è bandito come nemico del popolo e della patria; la sentenza è pronunziata.

Citt. È pronunciata, è pronunciata.

Marz. Cani di cui abborro il guaire, come le esalazioni contagiose d’una palude appestata; il cui amore apprezzo come la carogna d’un uomo privo di sepoltura; l’alito vostro infetta l’aere che respiro; io vi bandisco da me, e vi condanno a restar fra queste mura in preda alla vostra volubilità. Possano ad ogni istante vani rumori agitarvi; possano i nemici vostri, col solo movimento de’ loro cimieri, immergervi nella disperazione! Abbiatevi sempre la potestà di espellere i vostri difensori, finchè la cieca vostra stoltezza, che non discerne i mali che quando li sente, lasciandovi soli coi vostri più grandi nemici, cioè voi stessi, v’abbandoni quasi vili cattivi a qualche nazione che v’assoggetti senza snudare la spada. Disprezzando, mercè vostra, la mia patria, io