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atto terzo 153

e riconoscete gli ufficiali suoi, se acconsentite a subire un giusto processo pei falli di cui sarete provato colpevole...

Marz. Sono contento.

Men. Vedete, cittadini; dice che è contento. Considerate quali servigi egli abbia resi; ricordatevi delle ferite di cui il suo corpo è coperto; solcato n’è come un cimiterio lurido di fosse.

Marz. Lievi cose; poche scalfitture, cicatrici da celia.

Men. Ricordate ancora, che se in lui non troverete il forbito linguaggio d’un abitatore della città, troverete lo schietto carattere d’un guerriero. Non cercate nei duri accenti della sua voce alcuna intenzione di offendervi: quel tuono, vel dissi, s’addice ad un soldato. Piuttosto che odiarlo, dovete.

Com. Basta, basta; non più.

Marz. Qual è la ragione per cui, nominato console con tutti i voti, mi si fa l’onta di togliermi il consolato un’ora dopo?

Sic. Rispondeteci.

Marz. Parlate; sì, ben dite, io vi debbo rispondere.

Sic. Noi vi accusiamo d’aver sordamente macchinato per abbattere in Roma tutte le antiche autorità, e d’esservi per vie fraudolente incamminato alla tirannide: per ciò siete dichiarato traditore del popolo.

Marz. Io! traditore?

Men. Moderatezza, moderatezza... la vostra parola...

Marz. Le fiamme del basso inferno investano il popolo! Chiamar me traditore! Insolente tribuno, quand’anche gli occhi tuoi, le tue mani, la tua lingua vibrar potessero contro di me ognuna diecimila folgori, diecimila morti, pur ti direi che menti con voce così libera, come quella che adopero a propiziarmi gli Dei.

Sic. L’odi tu, popolo?

Citt. Alla rupe il traditore! alla rupe, alla rupe!

Sic. Silenzio. — Bisogno non abbiamo di muovergli altre accuse: ciò che far lo vedeste, ciò che lo udiste dire, l’insolenza sua nel percuotere i vostri magistrati, nell’avventarvi imprecazioni, nel combatter le leggi colla violenza, nel disprezzare qui ancora l’assemblea, la cui rispettabile autorità debbe giudicarlo; tutti questi fatti sono tanto rei, che ad essi è pena adeguata solamente la morte.

Br. Risguardando però agli utili servigi da lui resi a Roma...

Marz. Che parli tu di servigi?

Br. Parlo di ciò che so.

Marz. Tu?