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atto secondo 131

mostrò fra i guerrieri sul campo di battaglia; e il prezzo delle sue opere fu la corona di quercia. Così, entrato fanciullo nelle vie dell’uomo, i fatti suoi si estesero come l’onde del mare, e nell’urto di diciassette successive battaglie la sua spada tolse agli altri e mietè per sè tutti gli allori. Quanto a ciò che operò in quest’ultima guerra, convien ch’io il dica, non saprei degnamente chiarirlo. Solo, egli solo arrestò i fuggiaschi; solo insegnò ai vili a farsi scherno della paura. Come i flutti passano e si conseguono sotto un vascello vogante a piene vele, così gli uomini aprivansi, e cadevano a torme sotto di lui. La sua spada, come falce di morte, dovunque ei raddrizzava, feriva; e, insanguinato dalla testa ai piedi, ogni suo moto era accompagnato da grida di moribondi. Solo ei varcò le porte della città, che tosto divennero le porte del sepolcro; e il suo braccio inevitabile, come il destino, le annaffiò di rosse onde. Reduce, e perseguitato nell’esterne pianure, trovò quivi un rinforzo; e, simile ad infausta cometa, s’avventò con esso di nuovo su Corioli, e l’atterrò. In questa un romore gli ferisce l’orecchio; ode le grida che noi di lontano combattendo mandavamo; e tosto il suo coraggio raddoppia: la sua gran d’anima infonde novelle forze nell’esausto suo corpo, e lo guida fra noi; là fra un nembo di ferite calpesta gli estinti, e muta la battaglia in carnificina. In breve, finchè non siamo stati signori della città e dei campi, Coriolano non s’è fermato per riposare.

Men. Degno eroe!

Sen. Al di sotto non sarà degli onori che gli apprestiamo.

Com. Ha sdegnato le spoglie de’ Volsci; il più prezioso bottino è stato considerato da lui come il fango della terra; meno ei desidera, che l’avarizia stessa dar non potrebbe; nelle sue azioni trova ogni ricompensa.

Men. Valoroso e grande egli è. Sia tosto richiamato.

Sen. Fate rientrar Coriolano.                                   (ad un Ufficiale)

Uff. Eccolo.                                   (rientra Caio Marzio)

Men. Coriolano, tutto il Senato è lieto di salutarvi console.

Marz. Per sempre gli ho sacrati i miei servigi e la mia vita.

Men. Sol vi rimane da parlare al popolo.

Marz. Concedetemi, ve ne scongiuro, di ommettere quest’uso; io non saprei dispogliarmi della veste per offrirmi nudo a’ suoi sguardi, e supplicarlo, in nome delle mie ferite, d’accordarmi il suffragio. Permettete che io intralasci tal costumanza.

Sic. Caio, il popolo deve avere il suo voto, nè soffrirà che si negliga alcuna formola della cerimonia.