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114 coriolano


SCENA V.

Una strada di Corioli.

Entrano alcuni Romani cartelli di bottino.

1* Rom. Questo porterò a Roma.

Rom. Ed io questo.

Rom. La moria li colga! Aveva creduto argento questo metallo. (l’allarme e le grida lontane continuano sempre; entrano Marzio e Tito Larzio preceduti da un trombetto)

Marz. Mirate que’ depredatori a quale vil prezzo pongono la loro fama! Miserabili arnesi di ferro e piombo, stromenti logori, indegne spoglie che un carnefice spregerebbe, tal è il bottino di cui questi vili si caricano prima ancora che il combattimento sia finito. Avventiamci su di loro... Ma udite quale strepito si fa intorno al generale nemico? Corriamo da lui!... Là è quell’uomo che il mio cuore odia! là è quell’Aufidio che atterra le nostre schiere! Su, su, valente Tito; scegliete un numero di soldati atto a difendere la città, mentr’io coi più prodi andrò a soccorrere Cominio.

Tit. Valoroso Romano, il tuo sangue sgorga; tu operasti troppo in questo primo assalto, per imprendere un’altra battaglia.

Marz. Non mi encomiare, amico; l’opera che feci non m’ha per anco infiammato. Ti lascio; addio. Questo sangue che spargo m’alleggerisce, anzichè infiacchirmi. È in questa guisa che voglio mostrarmi ad Aufidio per combatterlo.

Tit. Ora la bella Dea, Fortuna, s’innamori di te, e acciechi i tuoi nemici! Intrepido uomo, la prosperità ti sia compagna.

Marz. Tuo amico, non meno tenero di quelli ch’essa pone ai supremi gradi. Addio.

Tit. Onore di Roma, glorioso Marzio! (Marzio esce) Ite, or voi; ragunate sulla piazza a suon di tromba tutti gli ufficiali della città, ond’io faccia loro conoscere i miei intendimenti. Ite.     (escono)

SCENA VI.

Vicino al campo di Cominio.

Entra Cominio con buon numero de’ suoi, ritirandosi.

Com. Riposatevi, amici; ben combatteste! Da Romani, da Romani veri abbandoniamo il campo di battaglia, senza folle ardirò nella resistenza, senza viltà nella ritirata. Credetelo, amici, sarem di nuovo investiti. Nell’ardor della zuffa udimmo talvolta