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atto primo 109


SCENA III.

Roma. — Un appartamento nella casa di Marzio.

Entrano Volunnia e Virgilia; si assidono sopra due bassi scanni, e cuciono.

Vol. Io vi prego, figlia, cantate; o favellate in modo più lieto. Se mio figlio fosse mio marito, sarei più contenta di questa sua assenza, a lui feconda d’onori, che di godere nel letto i più caldi amplessi dell’amor suo. Quando egli era fanciullo, e unico frutto del mio seno; quando la sua puerizia, piena di grazie, attirava a sè tutti gli sguardi; quando, per godere un dì intero degli omaggi d’un re, sua madre non l’avrebbe voluto da sè allontanare per un’ora sola; allora io considerando come la gloria avrebbe resa più leggiadra la sua persona, e come senza di essa fosse simile ad uno di quegli inanimati ritratti che pendono dalle pareti sentii che bello sarebbe stato il mandarlo in cerca di quel pericolo che gli potea fruttar fama. Ad una crudel guerra perciò lo spedii, da cui tornò cinto la fronte colla corona di quercia; e ti dico, figlia, che non maggior gioia m’ebbi al sapere d’aver dato in luce un figliuol maschio, che al vederlo così per la prima volta far fede che un uomo era.

Virg. Ma se morto fosse in quello scontro, allora...

Vol. Allora l’onorato suo nome mi sarebbe divenuto figlio, e m’avrebbe tenuto vece d’ogni posterità. Odi sincere parole: avessi io una dozzina di figliuoli, ognuno da me amato, nè meno caro che mi sia il tuo e mio buon Marzio e avrei voluto piuttosto vederne morir undici generosamente pel loro paese, che un solo evitare il campo di battaglia per isprofondarsi nelle voluttà.     (entra una Matrona)

Matr. Madonna, la signora Valeria è venuta per visitarvi.

Virg. Vi prego, concedetemi per ora di ritirarmi.

Vol. No, nol dovete. E’ parmi d’intendere lo squillo delle trombe1, che accompagna vostro marito: parmi vederlo trascinar pei capelli Aufidio nella polvere, mentre i Volsci fuggono atterriti come fanciulli inseguiti da un orso feroce. In mezzo alla carica sua odo le parole ch’ei volge ai Romani. Vili, retrocedete; sebbene nati nel seno di Roma, voi foste generati nella paura. E quindi asciugandosi colle mani, coperte di ferro, il

  1. Drum ha il testo, cioè tamburo.