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colorito, l’impronta che gli son proprii. Se tal pittura è esagerata o fiacca, farà ridere gl’ignoranti e soffrire i giudiziosi, la cui censura deve trionfar sempre nell’opinion vostra sugli applausi della moltitudine. Sonovi attori che ho veduti ed intesi encomiare con lodi eccessive, per non dir sacrìleghe, i quali non avevano nè l’accento, nè il portamento da cristiano, o da pagano, e che s’enfiavano e muggivano in modo sì orribile, che gli ho presi per simulacri umani, sbozzati grossolanamente da qualche villano artefice nelle officine della natura, così male imitavano l’uomo!

Com. Oso sperare che noi non cadremo in tal difetto.

Am. Oh! evitatelo con cura; e quelli che compiono parti giocose, non aggiungano nulla del proprio a ciò che debbono recitare. Ne vedrete taluni che ridono da disperati per provocar le risa di una folla di spettatori senza gusto, mentre debbe seguirsi il filo di più grave interesse. Ciò fa orrore e chiarisce la più stolta ambizione nell’insensato che si permette tanta licenza. Ite ad apparecchiarvi, (escono i Com., mentre dall’altra parte entrano Polonio, Rosencrantz e Guildensterno) Ebbene, signori? Assisterà il re alla rappresentazione?

Pol. Sì, e la regina pure, e in questo medesimo istante.

Am. Comandate agli attori di far presto. (Pol. esce) Vorrete voi pure andare per sollecitarli?

Ros. e Guil. Così faremo, signore.     (escono)

Am. Oh! sei tu, Orazio? (entra Orazio)

Or. Sì, buon principe, e parato ai vostri servigi.

Am. Orazio, tu sei l’uomo più probo in cui io mai mi abbattessi.

Or. Oh, mio caro prìncipe...

Am. No, non creder che ti aduli, perchè qual vantaggio ne trarrei da te, che, senza beni di fortuna, altra eredità non hai sulla terra che le tue buone doti? Adulerebbesi fors’anche il povero? No, le lingue di miele vadano a blandire la stupida ricchezza, e il ginocchio del vile pieghi solo laddove può ricavar la mercede della sua genuflessione. M’intendi tu? Dacchè la mia anima ha avuta potenza di scegliere, e ha saputo distinguer gli uomini, ella ti ha eletto e vergato col suo suggello perchè tu fossi di lei, avvegnachè sii tale che con egual sorriso sapesti vedere e i giusti favori e gl’ingiusti rabbuffi della sorte. Felici coloro in cui la ragione e le passioni s’accoppiano sì perfettamente, nè sono fra le mani della fortuna uno strumento che rende tutti i suoni che piace al di lei capriccio di far vibrare! Mostrami un uomo che sia mondo di sue libidini, e lo porterò nel fondo del cuor mio, nel cuor del mio cuore, come porto te... ma troppo