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atto terzo 45

minato corso, e ricadono nel nulla della imaginativa. — Basta... la vaga Ofelia?... Oh vergine, nelle tue orazioni non siano dimenticate le mie colpe.

Of. Mio buon principe, come viveste in tutti questi giorni?

Am. Vi ringrazio umilmente: bene.

Of. Signore, ho alcuni vostri doni che da molto tempo bramo restituirvi. Vi prego, riceveteli ora.

Am. Io, non mai; nulla vi ho dato.

Of. Mio signore, io so ben che me li avete dati, e accompagnati da parole dolci e graziose che ne accrescevano il prezzo. Oggi che han perduto quel dolce profumo, riprendeteli; perocchè per un’anima nobile i più ricchi doni diventano poveri e senza merito, allorchè il cuore che li diede diviene indifferente.

Am. Ah, ah, siete voi onesta?

Of. Signore?

Am. Siete bella? Of. Che intende Vostra Altezza?

Am. Che se siete onesta e bella, non dovreste mai fare allusione alla vostra beltà.

Of. Con chi meglio che colla onestà può, o signore, la bellezza aver commercio?

Am. È vero, è vero; perchè la bellezza ha ben più potere per trasformar la virtù in vizio, che la virtù non n’abbia per trasformare in bellezza la deformità. Quest’era un tempo un paradosso, ma ora ne abbiamo ad ogni istante la prova. Un tempo io vi amai.

Of. Almeno, signore, me lo faceste credere.

Am. Non dovevate credermi; perchè la virtù ha un bel trascorrere per le lubriche vie delle nostre inclinazioni; un po’ d’amore ne conserviamo sempre. Io non vi ho mai amata.

Of. Fui dunque schernita.

Am. Ritirati in un chiostro. Perchè vorresti divenir madre d’altri peccatori? Io pure sono alquanto onesto, e nullameno potrei accusarmi di colpe gravi abbastanza per desiderare che mia madre non mi avesse mai generato. Orgogliosissimo sono, vendicativo, ambizioso, con più offese in pensier mio, che parole io non abbia per esprimerle, o imaginazione per dar loro forma o tempo per farne la narrativa. Qual bisogno hanno sciagurati quale sono io di strisciar qui fra il cielo e la terra? Noi siamo tutti miserabili. Non credere ad alcuno di noi. Va, ritirati in un chiostro. — Dov’è vostro padre?

Of. A casa, signore.