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atto primo 9


Or. Come tu somigli a te stesso. Tale era l’armatura che quello portava allorchè combattè l’ambizioso re di Norvegia; cade il volto minaccioso che mostrò quel dì in cui atterrò sul ghiaccio il guerriero polacco. Strano in verità.

Mar. Ed ecco come per due volte durante la nostra guardia, appunto in quest’ora, fra le tenebre della notte, con passo marziale, c’è passato dinanzi.

Or. Quale intento avrà? Nol so; ma seguendo il filo delle mie congetture, questa cosa minaccia allo Stato alti disastri.

Mar. Amici, sediamo, e dicami quegli di voi che lo sa, perchè guardie sì esatte e severe affatichino nel più fitto delle tenebre i sudditi del re danese? Perchè tal fusione giornaliera di cannoni di bronzo, e tal creazione di macchine da guerra? Perchè la costruzione di tanti vascelli, a cui s’intende sempre, senza che il riposo separi la domenica dagli altri dì? Quali disegni si fecero perchè convenga all’artefice sudante unir nelle sue opere le notti ai giorni? Chi di voi me lo potrà dire?

Or. Io: o almeno ti rapporterò le voci segrete che corrono. Il nostro ultimo re, di cui l’imagine dianzi ci apparve, fu, lo sai, sfidato in tenzone singolare da Fortebraccio di Norvegia, cui geloso orgoglio animava. In quel combattimento, il prode nostro Amleto (che tale lo giudicò questa parte del nostro mondo conosciuto) uccise Fortebraccio. Per patto suggellato, stretto con tutte le formule, e confermato dalla legge delle armi, Fortebraccio cedeva al vincitore, colla vita, tutti i dominii di cui disponeva; avendo contr’essi il re nostro posto egual misura di terre, che sarebbero entrate nel retaggio del suo avversario, se ei fosse rimasto vincente. Oggi il giovine Fortebraccio, senza esperienza, d’un carattere vivo e pieno di sè, ha raggranellati in fretta sulle frontiere di Norvegia alquanti avventurieri, avidi, nel bisogno di pane, di ogni impresa disperata. Qui non può essere (come ognuno n’è convinto) che il divisamento di riprendere su di noi a mano armata e con aperta forza i perduti dominii. Ecco, secondo me, l’oggetto principale di questi grandi apparecchi, la cagione di queste notturne guardie, e di tutti gli armamenti che si fanno in Danimarca.

Ber. Credo, come voi, che non può esservi altra ragione; e ciò si concilia col prodigio di questa visione minacciosa, che viene tutta armata ad atterrirci, sotto la forma del defunto sovrano, autore di queste guerre.

Or. È visione atta a turbar l’occhio della mente. Ne’ tempi più floridi di Roma, pochi giorni prima della caduta del gran Ce-