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364 otello


Emil. Sì, cadi su quel letto, e ruggisci di disperazione; perocchè tu uccidesti la più dolce e innocente creatura che mai levasse lo sguardo al cielo.

Ot. Oh! ella era colpevole! (rialzandosi) A stento vi riconosco, signore, (a Graziano) Ecco vostra nipote: ella è morta: e queste mani la soffocarono: conosco che una tale azione è feroce, e fa fremere d’orrore.

Graz. Sventurata Desdemona! oh quanto sono contento che il padre tuo più non viva! il tuo imeneo fu cagione della sua morte; e il dolore troncò il filo de’ cadenti suoi dì. S’egli vivesse ancora, oh! questa vista lo porrebbe alla disperazione: sì, essa gli farebbe maledire al suo angelo tutelare; e, da lui abbandonato, precipiterebbe nelle celeste riprovazione.

Ot. È uno spettacolo tristo, è vero; ma Jago lo sa, ch’ella si era cento volte donata a Cassio: Cassio lo confessò; ed ella ne ricompensò l’amore col primo pegno della mia tenerezza. Io l’ho veduto nelle mani di Cassio; era un fazzoletto; un vecchio dono che mia madre avea ricevuto dal mio genitore.

Emil. Oh Cielo! potenze celesti!

Jago. Venite, e tacete.

Emil. La verità, la verità vuol esser detta!... Ch’io taccia? no, no...! parlerò libera come l’aria... quand’anche il Cielo, gli uomini, e i demoni... tutti, tutti mi gridassero: vergogna! pure parlerei.

Jago. Siate saggia; e tornate alla vostra abitazione.

Emil. Non io. (Jago vuol ferire sua moglie)

Graz. Ah! la spada contro una donna?

Emil. Oh stupido Moro! quel dono, di che favelli, io a caso lo trovai; io lo diedi a mio marito, che spesso, con un ardore più sentito che in effetto non meritasse sì piccola cosa, mi avea sollecitata a rapirlo.

Jago. Infame donna!

Emil. Ella lo diede a Cassio? no; oimè! io lo trovai, e lo diedi a mio marito.

Jago. Iniqua! tu menti.

Emil. No, non mento! ne attesto il Cielo... il Cielo ne attesto!... Oh stolto assassino! che aveva a fare un tale frenetico con una moglie così buona? (Jago ferisce Emilia, e fugge)

Ot. Nè ha fulmini il cielo? a che rimugghia il tuono?... Oh Scellerato inaudito!...

Graz. Questa misera donna vacilla: certo egli l’ha uccisa.

Emil. Sì... sì... oh! posatemi accanto alla mia signora!