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atto quinto 363


Ot. Ah!

Emil. Infuria a tua posta: questa tua opera è così indegna in faccia al Cielo, come tu eri indegno di lei.

Ot. Taci; te lo consiglio.

Emil. Tu non hai, per farmi male, la metà della forza ch’io mi sento per sopportarlo. Oh stolto! insensato! stupido come il fango! tu hai commessa un’azione... Io non mi curo della tua spada: to’ stenebrarti, dovessi perder mille vite..... Soccorso! soccorso! soccorso! il Moro ha uccisa la mia signora!... all’omicidio, all’omicidio!     (entrano Montano, Graziano e Jago)

Mont. Che fu? che avvenne, Generale?

Emil. Oh! veniste, Jago? conviene che la vostra vita fosse ben libera, dacchè gli assassini vi caricano così dei loro omicidii.

Graz. Che v’è?

Emil. (a Jago) Smentisci questo scellerato, se sei uomo. Egli dice che gli facesti fede dell’impurità di sua moglie. So che tu non l’hai detto; so che non sei così vile; parla, che il mio cuore trabocca.

Jago. Dissi quel che pensava; e nulla ho detto, ch’egli stesso non l’abbia trovato e giusto e vero.

Emil. Ma gli hai tu detto ch’essa gli era infedele?

Jago. Anche questo ho detto.

Emil. Una menzogua hai detto, un’odiosa e infernale menzogna: sull’anima mia, una menzogna, una menzogna atroce!... Ella tradirlo con Cassio...? con Cassio dicesti?

Jago. Con Cassio, donna: frenate omai la vostra lingua.

Emil. Frenar la mia lingua? io deggio favellare: la mia signora giace uccisa sopra il suo letto.

Tutti. Oh! Dio nol voglia!

Emil. E le vostre parole armarono l’assassino contro di lei.

Ot. Non fremete, signori: il fatto è vero.

Graz. Orrendo fatto!

Mont. Opera mostruosa!

Emil. Scelleraggine! scelleraggine! scelleraggine!... Ora me ne rammento... penso... penso... Veggo la trama... Oh scellerato...! pure lo avea preveduto... Ah! mi ucciderei di dolore... Infamia! infamia!

Jago. Delirate voi adesso? partite.

Emil. Cortesi signori, concedetemi di parlare: so che debbo obbedirgli; ma non ora... Forse, Jago, non rientrerò più in casa vostra.

Ot. Oh! oh! oh!     (cadendo sul letto di sua moglie)