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362 otello


Emil. Oimè! che grido è questo?

Ot. Che? quale grido?

Emil. Ah! ah! fu la voce della mia signora..... Soccorso? soccorso! soccorso!... Signora, parlate un’altra volta! dolce Desdemona! dolce mia signora, parlate!

Desd. Innocente muoio!

Emil. Oh! qual empio ti uccise?

Desd. Nessuno... io stessa... addio... raccomandami al mio buon signore... oh! oh! addio!...     (muore)

Ot. Se non fosse... chi avrebbe potuto ucciderla?

Emil. Oimè! chi lo sa?

Ot. Voi la udiste dire che s’uccise da sé, non ch’io l’abbia uccisa.

Emil. Così disse; e riferirò la verità.

Ot. Ella mentiva, e brucierà dell’inferno: io, io l’ho uccisa.

Emil. Ah essa è divenuta un angelo, e voi il più nero dei demonii!

Ot. Avea trascorso nel vizio; si era prostituita.

Emil. Menti, demonio.

Ot. Ingannatrice era come l’onda.

Emil. E tu più spietato del fuoco, chiamando ingannatrice lei celestialmente sincera!

Ot. Cassio ne usava a suo talento; chiedilo al tuo sposo. Oh! io sarei dannato nei più profondi abissi dell’inferno, se fossi senza, certissime prove venuto a tanto: il tuo sposo sa tutto.

Emil. Il mio sposo?

Ot. Lo sposo tuo.

Emil. Ch’ella era infedele a’ suoi giuramenti?

Ot. Sì; e con Cassio. Ah! se fosse stata fedele, avesse il Cielo creato per me un’altro universo, formato di un solo e limpido diamante, data non l’avrei per quell’universo.

Emil. Lo sposo mio?

Ot. Sì, fu egli il primo a farmene accorto; è un onest’uomo, che abborre le opere vituperevoli.

Emil. Lui?

Ot. A che queste ripetizioni, donna? Sì il tuo consorte.

Emil. Oh mia signora! la scelleratezza ha crudelmente schernito l’amore!... Il mio sposo afferma ch’ella era infedele?

Ot. Egli, donna, egli; intendi queste parole? il mio amico, lo sposo tuo, l’onesto Jago.

Emil. S’ei dice questo, possa l’infame suo cuore struggersi ogni dì in una lenta corruzione! Ei mente sull’anima sua! ella non fu che troppo amante del suo crudele consorte.