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atto quinto 361


Ot. Muori, impudica!

Desd. Uccidetemi dimani; lasciatemi in vita questa notte.

Ot. No; se resisti..

Desd. Anche una mezz’ora.

Ot. Non più indugi.

Desd. Il tempo di recitare una preghiera...

Ot. È troppo tardi.     (la soffoca sotto un guanciale)

Emil. (di dentro) Signore, signore! di grazia, o mio signore...

Ot. Che strepito è questo?... Non morta ancora? Non interamente morta?... Sebben crudele, sento pure la pietà... non ti lascierò languire in una lenta agonia... Così; così..... (la preme di più)

Emil. (di dentro) Oh mio signore! mio signore!

Ot. Chi è là?

Emil. (di dentro) Mio buon signore, vorrei dirvi una parola.

Ot. Sì... questa è Emilia... Ora, ora... ella è morta. — Forse costei viene ad annunciarmi la fine di Cassio: il romore ne fu grande... Ah! già cessato è ogni moto! immobile come il sepolcro!..... Entrerà costei? sarà male? Credo ch’ella viva ancora..... no..... Sarebbe meglio? s’ella entra, vorrà parlare alla mia sposa... la mia sposa! la mia sposa! quale sposa.....? io non ho più sposa insopportabile, terribile ora! parmi che una negra nube oscuri il sole e gli astri... parmi che il globo, spaventato, debba andare stravolto a sì inaudita catastrofe...

Emil. (di dentro) Ve ne supplico; una parola, mio buon signore...

Ot. T’avea dimentica... Oh! vieni, Emilia... fermati... Tiriam le cortine... Dove sei? che vuoi?

(apre la porta ed entra Emilia)

Emil. Oh mio buon signore! un orrendo omicidio è stato compiuto.

Ot. Quando? ora?

Emil. Ora appunto.

Ot. È l’influenza della luna: ella discende più vicino alla terra che non suole, e offusca le menti degli uomini.

Emil. Cassio, signore, ha ucciso un giovine veneziano chiamato Rodrigo.

Ot. Rodrigo ucciso! — e Cassio pure?

Emil. Cassio non è ucciso.

Ot. Non è ucciso? la morte s’è dunque ingannata; e la dolce vendetta diventa aspra e incresciosa per me.

Desd. Ah! ingiustamente, ingiustamente uccisa!