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326 otello


Jago. E quella che sì giovine seppe sostenere tal parte..... quella che chiuder seppe sì fattamente il proprio cuore agli occhi d’un padre..... oh! il povero vecchio credè c’entrassero sortilegi..... ma io merito i vostri rimproveri, e vi chieggo umilmente scusa della troppa amicizia che sento per voi.

Ot. Te ne sarò grato sempre.

Jago. Veggo che queste considerazioni vi hanno conturbato.

Ot. No! no!

Jago. Convenitene: tristi pensieri vi passano pel capo. Ora vorrete bene, spero, osservare che quanto vi dissi, lo dissi per amicizia soltanto. Ma lo veggo, siete commosso. — Vi prego di non attender troppo alle mie parole, di non rilevarne nulla più d’un semplice sospetto.

Ot. No, nulla di più!

Jago. E se le accettaste in tutta la loro estensione, signore, le mie parole potrebbero condurvi per gradi ad odiose conseguenze, a cui non tendono i miei pensieri. Cassio è il mio buon amico. Signore, io lo veggo, siete commosso.

Ot. No, non molto commosso..... Ho un solo pensiero; ed è, che Desdemona è onesta!

Jago. Possa ella lungamente esserlo! e possiate voi lungamente crederla tale!

Ot. E nullameno, come avviene che la natura, togliendosi alle consuete sue leggi.....

Jago. Sì, di ciò è questione; e per parlarvi aperto, dappoichè ella sdegnò molti partiti della sua condizione, dell’età sua, della patria istessa, attinenze di cui veggiamo la natura inspirar la brama a tutti gli esseri..... taluno potrebbe vedere in tale condotta un germe di corruzione, una disordinata tendenza verso cose non naturali. Ma, perdonatemi, non voglio nulla affermare; non voglio parlar di lei: sebbene potessi temer che il suo cuore, pentito un dì della scelta fatta, non s’inducesse a comparare i vostri lineamenti con quelli degli uomini del suo paese.

Ot. Addio, addio: se giungi a scoprire qualche cosa, fammene istrutto; e incarica tua moglie di vegliare. Lasciami, Jago.

Jago. Signore, mi allontano.     (andandosene)

Ot. Perchè mi ammogliai?... Senza dubbio quest’onesta creatura ne sa molto più che non dice.

Jago. Signore, vorrei..... debbo supplicarvi di non iscrutar più innanzi. Lasciate al tempo la cura di ciò. Giusto è, non vuol dubitarsene, il rendere a Cassio l’ufficio suo, ch’ei riempie con grande intelligenza; nondimeno, se volete, signore, tenerlo lon-