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320 otello


Cass. No: era giorno prima che ci dividessimo. Mi feci lecito di chiamare la vostra sposa: il mio fine è, ch’ella mi procuri accesso presso la virtuosa Desdemona.

Jago. Ve la invio tosto; e, di più, troverò mezzo d’allontanare il Moro, onde il colloquio vostro sia più libero, ed abbia miglior effetto.

Cass. Ve ne ringrazio di cuore. (Jago esce) Non mai conobbi Fiorentino più gentile ed onesto.     (entra Emilia)

Emil. Buon dì, Cassio. Sono dolente delle vostre disavventure; ma racconsolatevi, che in breve ogni male cesserà. Il Generale e la sua sposa s’intrattengono di voi, ed ella perora con calore la vostra causa. Il Moro risponde, che l’uffiziale ferito gode d’un’alta stima nell’isola, che appartiene ad una nobile famiglia, e che le leggi della prudenza lo costringono a punirvi; ma dichiara che vi ama, e che, per profittare della prima occasione onde rimettervi in posto, non ha bisogno d’altro mediatore che della sua propria inclinazione.

Cass. Nullameno, ve ne prego, se lo credete a proposito e se ciò vi è possibile, procuratemi un istante di colloquio con Desdemona sola.

Emil. Venite con me; vi porrò in parte, in cui potrete liberamente esternarle la vostr’anima.

Cass. Ve ne sono grato, signora.     (escono)

SCENA II.


Una stanza nella fortezza.


Entrano Jago, Otello e gentiluomini.

Ot. Jago, recate queste lettere al piloto, e incaricatelo de’ miei omaggi al Senato; dopo raggiungetemi alle nuove fortificazioni che vado a visitare.

Jago. Sarete obbedito, signore.

Ot. Queste fortificazioni, amici, mi stanno a cuore. Verrete con me a vederle?

Gent. Seguiremo Vostra signoria.     (escono)