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atto secondo 317

che il vino mi piace troppo. Avessi tante bocche, quante ne ha un’idra, una tale risposta me le farebbe chiudere tutte. Essere uomo sensibile, poi un forsennato, e quindi un inetto!... Oh incomprensibile cosa!... Sì, ogni tazza vuotata per intemperanza, è maledetta; e il liquore n’è spremuto dal diavolo.

Jago. Via, via, il buon vino è una cosa benefica; un dolce amico per l’uomo, s’ei sa valersene: non gridate più contro di lui... E, ottimo luogotenente, suppongo che crediate che io vi ami.

Cass. L’ho sperimentato, signore... Io ubbriaco!

Jago. Voi, com’ogni altro, qualche volta potete esserlo. Ma ti dirò quello che dovete fare. La moglie del nostro generale è quella che adesso ci comanda. Posso ben dir così, dacché egli s’è consacrato tutto intero alla contemplazione, all’adorazione dei vezzi e delle grazie di lei. Ite ad esternarvi liberamente con essa; supplicatela, importunatela, perchè v’aiuti a farvi ricuperare il perduto grado: ella è per natura sì buona, sì dolce, sì cortese, che la sua bell’anima crederebbe mancar di bontà, se non facesse più di quello che se le dimanda. Scongiuratela di riannodare quel vincolo d’amicizia che vi univa al suo sposo; e scommetto ogni mio bene contro un miserabile obolo, che l’union vostra, così ristabilita, sarà più durevole che mai.

Cass. Ben mi consigliate.

Jago. Lo dichiaro sulla sincerità del mio amore e della mia fede.

Cass. Questo credo facilmente; e dimani andrò a pregar la virtuosa Desdemona d’intercedere per me. Dispero del mio avvenire, se quest’opera non mi riesce.

Jago. Avete ragione. Buona notte, luogotenente: vado alla guardia.

Cass. Buona notte, onesto Jago.     (esce)

Jago. Ebbene; chi dirà ora che recito la parte dello scellerato dopo consiglio sì franco, sì schietto, sì conforme al mio pensiero, e il solo che dia speranza di piegare l’iracondo Moro? Nulla di più facile che indurre Desdemona ad un’opera generosa; a queste il suo cuore inclina; e, come gli elementi della natura, il suo cuore è formato per essere una sorgente di benefizii. Che le costerà dunque il vincere uno sposo che per lei abiurerebbe anche i simboli sacri della fede? Ella tien l’anima di lui talmente avvinta colle catene dell’amore, che può a suo grado creare e distruggere; e ogni bisbetichezza di lei è un divino dettato pel debole Moro. Sono io dunque un malvagio allorché pongo Cassio