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314 otello


Jago. Fermatevi, fermatevi! Luogotenente, Montano, signori gentiluomini... dimenticaste ogni rispetto? dimenticaste il posto che occupate? Fermatevi! fermatevi! È il generale che vi parla! Fermatevi, in nome dell’onore!...

Ot. Che è questo dunque? Da che procede tale scandalo? Divenimmo noi Turchi, per far di noi quella strage che il Cielo non ci permise di fare degli Ottomani? In nome della Cristianità, ponete fine alla barbara contesa! quegli che muove un passo per sfogar la sua rabbia, perderà la testa; morirà nel suo impeto! S’imponga fine agli squilli di questa fragorosa campana; ella spaventerà l’isola, e turberà il riposo di tutti. Quale ne fu il motivo? Onesto Jago, che sembrate morto di dolore, parlate: chi fu l’aggressore? In nome della nostra amicizia, lo esigo.

Jago. Nulla so. Amici dianzi, insieme uniti come lo è l’amante colla sua giovine fidanzata, allorchè dopo una festa di famiglia spogliami delle vestimenta per irne al riposo; nell’istante medesimo, come se qualche maligna stella avesse di subito sconvolte le loro menti, brandirono le spade, ed entrambi se le appuntarono contro in mischia sanguinosa. Non potrei chiarire l’origine di questa fatal rissa; e vorrei aver perduto in un azione gloriosa queste gambe, che m’han qui condotto per esserne testimonio.

Ot. Come poteste, Cassio, venire a tanto?

Cass. Perdonatemi, in mercè, non so parlare.

Ot. Degno Montano, la dolcezza formò sempre il vostro carattere, fu vantata la gravità, la moderazione di vostra giovinezza; e il nome vostro esce con elogi dalla bocca dei saggi più severi. Qual motivo v’indusse a spogliarvi così della vostra riputazione, a perder l’alta stima che seguiva il vostro nome, a meritar quello di provocatore notturno? Rispondetemi.

Mont. Degno Otello, sono pericolosamente ferito! l’esser parco di parole mi risparmia acuti dolori Jago potrà istruirvi di quanto avvenne. So di non aver fatto nulla questa notte, che mi possa disonorare; a meno che non sia delitto l’amar se stesso, e il difender la propria vita dai forsennati.

Ot. Pel Cielo! il mio sangue infine comincia ad infiammarsi; e lo sdegno che m’anima fa tacer la mia ragione. Se muovo un passo, o alzo soltanto la mano, il più fiero fra di voi scomparirà fiotto la mia collera. Voglio sapere l’origine di questa vergognosa contesa; e quegli che ne sarà stato autore, foss’egli uscito dallo stesso seno dal quale io uscii, abbracciato con me, avrà perduto irrevocabilmente la mia grazia. — Come? in una città ancora calda di guerra, mentre il cuor del popolo palpita ancora di ter-