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la tempesta — atto quinto 275

orma, e leggiermente seguite Nettuno festeggiato dalle sue onde, o fuggite percossi dalla sua sferza; voi, vulgo di spiriti, che sulla verde zolla tracciate al chiaror della luna que’ circoli magici da cui poi rifugge la pecora innocente; voi, amabili Intelligenze, la gioia delle quali si sveglia la sera al suon solenne del coprifuoco, e che sopra un raggio di sole aleggiando vi compiacete nell’incolorare di vostra vita i più odorati fiori; voi tutti non siete che fingili ministri: e nondimeno, da voi aiutato, potrei eclissare il dì nel suo meriggio, chiamare i venti ribelli, e far ruggire la guerra fra le verdi acque del mare e l’azzurra vòlta del firmamento. Mercè vostra io posi fuoco al fragoroso folgore, fendei la robusta quercia di Giove, scrollai il promontorio di macigno sulla sua base di granito, e divelsi dalle radici il cedro e il pino. Sì, le tombe spalancate alla mia voce lasciarono uscire gli ospiti loro sciolti dai sonni di morte; tanto potente era questa mia arte! Ma ora qui io l’abiuro; nè più da voi, o spiriti, chiederò altro che concenti di musiche celesti, quali adesso v’impongo per compiere i miei disegni, e ritornare a quei travagliati le facoltà che gli incantesimi avean loro tolte. Ciò fatto, spezzerò la mia verga, e la seppellirò nel seno della terra; e, più lungi che mai non andasse l’umano navigatore, tufferò sotto le acque il mio libro magico.               (comincia una musica solenne)

(Rientra Ariele; dopo di lui Alonso con movimenti da frenetica, seguito da Gonzalo; Sebastiano e Antonio in pari maniera s’avanzano, scortati da Adriano e da Francisco. Tutti vanno nel circolo che Prospero ha descritto, e ivi stanno affascinati; lo che Prospero veggendo così favella.)

Prosp. Una musica solenne, i suoni più propri a calmare una immaginazione in delirio, sanino gli spiriti vostri, che ora inutili agenti commuovono. Sostate costà! un fascino vi avvince! — Virtuoso Gonzalo, uomo venerabile, i miei occhi, presi di simpatia alla vista delle tue lagrime, s’inumidiscono di pianto. — Il prestigio si scioglie a gradi a gradi; e come vedesi l’aurora insinuarsi fra la notte, e fugar dolcemente le tenebre, le chiarezze rinascenti di lor ragione dissipano i letargici vapori da cui queste erano avviluppate. O mio caro Gonzalo, mio generoso salvatore, amico leale del principe che accompagni, ricompenserò nella mia patria i tuoi servigi in parole e in opere. — Tu, Alonso, tu adoprasti ben crudelmente con mia figlia e me. Tuo fratello fu uno degl’istigatori alla trama; e tu ne sei ora punito, Sebastiano, co’ tuoi tormenti. — Tu, sangue mio, tu formato della stessa mia carne, fratello, che aprendo il cuor tuo all’ambizione ne cac-