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268 la tempesta


Entra Cerere.

Cer. Salute, messaggera dai celesti colori; salute a te, che sempre adempì a’ comandi della sposa di Giove; a te, che, spiegando le crocee ali, versi su’ miei fiori rugiada di miele e pioggie confortatrici; e che con un estremo del tuo arco turchino coroni le cime delle mie foreste, coll’altro sfiori le freschissime zolle, vestendo di ricca ciarpa le mie terre ben coltivate. Dimmi, perchè la tua regina mi chiama su questa verzura?

Ir. Per celebrare un vincolo di sincero amore, ed arricchire dei tuoi doni due amanti fortunati.

Cer. Dimmi, amabile Iride1; Venere e suo figlio accompagneranno la tua regina? Da quel giorno ch’essi tramarono l’infame frode, che fe’ di mia figlia la donna di Plutone, ho giurata di non vederli mai più?

Ir. Di ciò non ti prenda pensiero. Scontrai dianzi la Diva che solcava le nubi, intesa col volo a Pafo; e suo figlio posava nel di lei carro, tirato dalle colombe. Quei numi coi loro incantesimi corruttori aveano sperato di poter sedurre la coppia di generosi amanti che qui sta, e che il voto avea proferito di non prelibare alle dolcezze del letto coniugale prima che la teda d’Imeneo non avesse divampato. Ma indarno la voluttuosa amica di Gradivo pose in opera ogni suo allettamento: suo figlio, sì fecondo in malizie, ruppe le freccie, giurando di non mai più tendere il suo arco; e sollazzandosi ornai solo co’ suoi augelletti, non vuol starsene con lei che come fanciullo.

Cer. L’augusta regina de’ cieli, Giunone, s’avanza. Riconoscila al suo divino portamento.

Entra Giunone.

Giun. Letizia alla mia leggiadra sorella! Andianne insieme a benedire quella tenera coppia, onde tragga lieti dì, e abbia gloria nella prole.

Canzone.

Giun. «Ricchezze, dolcezze coniugali, onori, seguenza eterna di liete vicende spargano di rose il sentiero che calcate: tali sono i voti che Giuno innalza per voi».

  1. L’originale legge heavenly bow, cioè arco celestiale.