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atto terzo 265

possenti Destini, che indugiano talvolta, ma non mai obbliano i loro castighi, infiammarono i mari e le sponde, sollevarono tutti gli elementi della natura contro di voi; te, o Alonso, privarono del figlio: e colla voce mia v’ammoniscono, che flagelli più crudi ancora vi aspettano, se preservarvene non saprete con pentimenti sinceri, e con un seguito di azioni illibate e oneste.

(si dilegua dietro un colpo di fulmine; segue quindi una dolce armonia di stromenti, durante la quale veggonsi per alcuni minuti diverse e strane apparizioni)

Prosp. (a parte) Ben prendesti le forme dell’Arpia, mio amabile Ariele; ben seguisti il precetto che avesti da me. Degli spirti inferiori non potrei pure lagnarmi. Ora il potere de’ miei incantesimi si fa sentire su questi miei nemici, che avvinti e deliranti provano la mia potenza. Lasciamoli dibattersi nella loro follia, e torniamo da Ferdinando, il quale più non vive che dell’amore di mia figlia.     (esce)

Gonz. In nome di qualche cosa di santo, signore, a che vi rimanete in quello stupore?

Al. Oh! fu prodigio! prodigio di terrore! E’ parevami che le onde avessero una voce per nominarlo, che i sibili del vento lo riportassero alle mie orecchie; che il tuono col suo fragore profondo e formidabile proferisse il nome di Prospero cupamente rimbombante nella mia coscienza. Oh! ecco la cagione per cui mio figlio morì, per cui l’Oceano gli è tomba: ond’io andrò a ricercarlo ne’ suoi più profondi gorghi, per finire la vita accanto a lui.     (esce)

Seb. Un demone solo per volta, o attaccherò le intere legioni.

Ant. Va; ti sarò secondo.     (escono)

Gonz. Tutti e tre divennero forsennati per disperazione. L’antico delitto, come veleno efficace solo dopo certo lasso di tempo, comincia a straziarli, e divora le loro anime. Voi, in cui sta vigore di giovinezza, correte sulle orme loro, ve ne prego, e salvateli dalla rovina in cui questo accesso può precipitarli.

Ant. Seguiteci però voi pure, di grazia.     (escono)