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256 la tempesta


Stef. Avvicinati, inginocchiati, e giura.

Trinc. Riderei fino a morirne di questo mostro insensato. Bestia perversa! mi sentirei cuore d’acconciarla come se ’l meriterebbe.....

Stef. Inchinati, e bacia.

Trinc. Se non provassi pietà della sua ebbrezza. Abbominevole mostro!

Cal. Vieni: ti mostrerò le più fresche sorgenti; corrò more per te; per te pescherò, e farò legna alla selva. Maledizione sul tiranno che finora servii! Non più gli arrecherò gli asciutti combustibili; ma seguirò te solo, te, uomo prodigioso.

Trinc. Bestia faceta, che fa d’un ubbriaco l’optava meraviglia!

Cal. Te ne prego, lascia ch’io ti conduca al selvaggio pometo, e che colle mie lunghissime unghie ti scavi la terra per estrarne frutti. Ti mostrerò i nidi della paurosa ghiandaia, e ti insegnerò come si prendano i suoi figli. Voglio guidarti dove fioriscono le due avellane, e farò traboccare a’ tuoi piedi le camozze. Verrai tu con me?

Stef. Verrò: segna la via, senz’altro. — Trinculo, il re e tutta la brigata essendo andati sommersi, noi sarem qui i loro eredi. — Schiavo, (a Caliban) porta la mia bottiglia. Amico Trinculo, mille volte ancora avrem di che riempirla.

Cal. (cantando da ubbriaco)

«Addio, signore; addio, addio».

Trinc. Come ulula il mostro! come è già ebbro!

Cal.

«Non più fia che Caliban
Sudi la vita,
Onde gradita
Trovi la mensa
Sempre imbandita...
Ban, Ban... Ca... Caliban...
Un nuovo duce mi guida... Ban! Ban!»

Libertà! lieto giorno! Libertà! libertà! Giorno di gioia! libertà! libertà!

Stef. O nobil mostro, insegnaci la via.               (escono)