Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/266


atto secondo 255

annegato. La tempesta alfine si dileguò? Per timore di essa, io mi nascosi sotto la casacca del mostro... E tu pur vivi, Stefano? O Stefano, ecco due Napoletani che si sono salvati!

Stef. Te ne prego, non commuovermi tanto; il mio stomaco è fin qui poco affrancato.

Cal. Queste son due belle creature, se spiriti anche non sono. Quegli poi è un valente Dio, e possiede un liquore celeste! Vuo’ inginocchiarmegli.

Stef. Come ti salvasti? come venisti qui? Giurami su questa bottiglia in qual modo qui venisti. Io scampai sopra una botte di vino che i marinai rotolarono in acqua; e ne attesto quest’otre, che feci io stesso colla corteccia d’un albero appena approdai qui.

Cal. Giuro su questa bottiglia d’esserti suddito fedele, perocchè il tuo liquore non è cosa di questa terra.

Stef. Su, su; giura come ti salvasti.

Trinc. Nuotando fino a terra come un’anitra; e io valgo bene un’anitra al nuoto.

Stef. Qui; bacia il libro per prova (offrendogli la bottiglia), che, sebbene sii anitra nel nuoto, rimani oca pur sempre in ogni altra cosa.

Trinc. Stefano, ti resta ancora molto di questo vino?

Stef. Tutta la botte, marinaio; e la mia caverna è alla sponda del mare sopra una roccia, dove il mio liquore è nascosto, (a Caliban) Ebbene, orso, come va la tua febbre?

Cal. Non sei tu caduto dal cielo?

Stef. Sì, dalla Luna, te ne assicuro. Io era abitatore della Luna da immemorabile tempo.

Cal. T’ho veduto qualche volta in essa, e ti ho adorato. La mia signora ti additava a me insieme col tuo cane, e col tuo fascio di spine.

Stef. Vieni; giura tu ancora, e bacia il libro; fra poco lo fornirò di nuovo liquore: giura.     (Caliban beve)

Trinc. Per questo buon lume di giorno, è davvero un vago mostro!... E avrei dovuto temerne? temer tal pecorone? l’uomo nella Luna? Ah! l’imbelle! Ma tracanni bene, mostro mio; bene, in verità.

Cal. Ti mostrerò ogni più fertile gleba di quest’isola, e ti baderò i piedi; ma ti prego sii il mio Dio.

Trinc. Per la luce; un mostro ben perfido ed ebbro: allorchè il suo Dio s’addormentasse, ei gli ruberebbe la bottiglia.

Cal. Bacherò i tuoi piedi, e giurerò d’esserti soggetto.