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atto secondo 247


Al. Oh! non mi infestate.

Seb. Voi foste assalito di preghiere da ciascuno di noi, onde distogliervi da quell’infausto proposito. Quell’anima candida e timida di vostra figlia stessa vacillò a lungo fra la sua avversione e l’obbedienza che vi doveva. Ah! pur troppo ben temo che non abbiam perduto il figlio vostro per sempre, e che Milano e Napoli non debbano vestire a lungo il bruno per colpa vostra.

Al. Ma niuno più di me...

Gonz. Signore (a Sebastiano), voi dite cose vere; ma troppo aspre, io temo, e intempestive. È crudele cosa lo stuzzicare la piaga allorché occorrerebbe un balsamo per addolcirla.

Seb. Ben detto.

Ant. Egregiamente.

Gonz. (al Re) Signore, il più bel giorno si fa tenebroso per noi, dacché la vostra fronte si cuopre di nubi.

Seb. Si fa tenebroso!

Ant. Assai tenebroso!

Gonz. E s’io venissi a coltivar quest’isola, signore.

Ant. E’ vi seminerebbe l’ortica.

Seb. Con dumi e malva.

Gonz. E se re ne fossi... sapete che ne farei?

Seb. Non un ricettacolo d’ubbriachi per difetto di vigne.

Gonz. Se re ne fossi, vorrei governarla con principii del tutto opposti a quelli che reggono altrove. Anzi tutto, non vi ammetterei alcuna specie di traffico; poi i nomi di magistrato, i processi e le scritture non vi allignerebbero; né ricchezza o povertà, né famigli o signori vi sarebbero conosciuti. I contratti, le eredità, i limiti, le divisioni dei campi sarebbero cose sbandite di qui; né vorrei vi si avesse nozione d’oro, d’olio, di vino, di biade; talché senza fatica gli uomini e le donne, amabilmente oziosi, si passerebbero la vita in una castità intemerata.

Seb. Ciò che sarebbe assai arduo da compiere, quando pure fosse monarca.

Gonz. Tutti i beni amministrati in comune, come la natura li dispensa all’uomo senza pene o travagli, farebbero sì che qui non si vedrebbero strumenti da guerra, o tradimenti, o fellonie; ma solo una pace beata, ed ozii pieni di soavità.

Seb. E forse proscriverebbe ancora il matrimonio.

Ant. Non vuolsi dubitarne: (con voce sommessa) oziosi tutti; un popolo di vili e di meretrici.

Gonz. E regger lo vorrei con bilancia così equa da offuscar tutto il lustro dell’età dell’oro.