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234 la tempesta

fu da me ordinato in guisa, che non una creatura per esso avrà patito, non un capello sarà rimasto leso a nessuno di quanti stavano in quella nave che vedesti affondare testè. Ma assiditi, che lunga materia sarà al mio dire.

Mir. Spesso intraprendeste la narrazione della mia storia; ma sempre poscia interrottala, mi lasciaste immersa in vane congetture, dicendo a voi stesso: ristiamoci; non è ancor tempo.

Prosp. Ma ora venne l’istante, in cui è mestieri che tu m’ascolti: obbedisci, e intendi alle mie parole con cupida mente. Hai tu memoria alcuna d’un tempo di tua vita, in cui questa caverna non ne dava ricetto? Oh! no; certo non l’hai: perocchè al tempo di cui favello non contavi forse il terzo anno di vita.

Mir. Ricordo, signore, ricordo quello di cui parlate.

Prosp. Oh! tanto puoi? Qual’altra dimora adunque, qual’altra persona, qual altro oggetto, dimmi, stampava l’immagine sua nella tua mente?

Mir. Quel tempo è ben remoto; e piuttosto il ritraggo come sogno confuso, che come fatto di cui la memoria mi guarentisca la veracità. Ma non aveva io allora quattro o cinque donzelle ai miei servigi?

Prosp. Avevi. Ma come tale ricordanza potè alimentarsi in te? Scerni tu verun altro oggetto fra quella notte profonda; fra quell’abisso del passato? Se rimembri alcuna cosa del tempo che precedo il tuo arrivo in quest’isola, rimembrar dèi parimente in quali termini qui venisti.

Mir. Oh! di ciò non ho conoscenza.

Prosp. Volge il tredicesimo anno. Miranda, sì, il tredicesimo anno soltanto da che tuo padre più non è quel Duca di Milano, cui sempre onorava gran codazzo di principi.

Mir. Ah! non siete voi mio padre?

Prosp. Tua madre, tesoro di virtù, mi ti diè per figlia; e sola figlia ed erede crescevi al trono di Milano.

Mir. Oh! chi ne precipitò da quel posto? qual vicenda di bene e di male qui ne sospinse?

Prosp. L’una e l’altra, figlia mia, l’una e l’altra. Per frode fummo cacciati dal nostro ducato; per ventura approdammo a queste sponde.

Mir. Se troppo non è il dolore che rinnovella in voi la memoria di quei tempi, continuate.

Prosp. Mio fratello, il tuo zio Antonio... attendi a me... Oh! tanta perfidia potrà capire in un fratello? Egli, che dopo di te, era la cosa più cara che avessi al mondo... egli, a cui fidate aveva le