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220 giulietta e romeo


Pagg. Temo a restar solo in questo cimitero; pure mi arrischierò.     (s’allontana)

Par. (gettando rose sulla tomba di Giulietta) Amabile fiore, di fiori io spargo il tuo letto nuziale! Dolce tomba, che in te racchiudi il più perfetto modello dell’eternità! Tenera e bella Giulietta, che dividi ora la stanza degli angeli, accetta quest’ultimo tributo della mia mano. Viva t’onorai; morta, ti rendo il mio supremo omaggio, (s’ode un fischio) Il paggio mi fa assapere che qualcuno s’avanza. Qual piede sacrilego osa di notte calpestar queste zolle, per interrompere i sacri uffici d’uno sventurato amore? Che veggo....! e al chiaror d’una torcia!.... notte, nascondimi per un istante.

(Si ritira; ed entrano Romeo e Baldassare con torcia e marre)

Rom. Porgimi quella marra e quella lieva; tu prendi questa lettera; e allorchè sarà giorno rimettila a mio padre. Deponi anche il fanale... Or vattene; e sulla tua vita ti comando, checchè intendere o veder tu possa, di rimanertene lungi senza attentarti di interrompermi nell’opera. Sono disceso in questa patria della morte solo per contemplare anche una volta la perduta mia amica e toglierle dal dito un anello prezioso di cui ho d’uopo per un ufficio caro al mio cuore. Vattene, vattene e se, sospinto da brama curiosa, ardissi venire a spiare quel ch’io farò, pensa che straccierei il tuo corpo in mille brani, per disseminarli in questo cimiterio. L’ora e i miei pensieri sono feroci e selvatici... son più terribili e inesorabili di tigre famelica, o di mare in tempesta.

Bald. Mi allontanerò, signore, nè verrò a turbarvi.

Rom. È obbedendomi che mi proverai la tua affezione. Tieni intanto questa borsa... e vivi felice, buon famiglio.

Bald. (a parte) Appunto perchè tale sono, mi nasconderò qui appresso. Oh! i suoi sguardi m’hanno empito di spavento: temo disegni orrendi.     (si ritira)

Rom. Tu detestabile abisso, tu ventre di morte, satollo della più nobile creatura di questa terra, di te così io forzo le corrose mascelle a spalancarsi (aprendo la porta del monumento) onde afferrino tuo malgrado un’altra vittima!

Par. Costui è quel bandito Montecchio che uccise mio cugino, per dolore del quale Giulietta forse morì. Certo ei qui venne coll’infame proposito d’insultare alle reliquie inanimate della mia sposa... ma a ciò mal venne. Fermati (ad alta voce), vil Montecchio; sospendi gli empi tuoi sforzi: può la vendetta protrarsi anche al di là della tomba? Proscritto iniquo, tu sei ora finalmente in poter mio; vieni, mi segui; convien che tu muoia.