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atto quarto 209

dugiare e senza temere, per vivere sposa intatta e incontaminata del mio adorato amante.

Fr. Ebbene: ritornate alla casa paterna; atteggiatevi alla gioia; consentite alle nozze di Paride. Dimani sera poscia tenete modo per restar sola nella vostra stanza; e coricata che vi siate, bevete il liquore che contiene quest’alberello. Sentirete tosto scorrervi per le vene un torpor grave e freddo, che v’agghiaccierà gli spiriti della vita, e vi interromperà il battito dei polsi. Niun calore allora, niun alito attesterà più che viviate. Le rose delle vostre labbra e delle vostre gote appassiranno, e livide diverranno come la cenere; le vostre pupille si veleranno come nell’istante in cui scende sull’uomo l’eterno sonno; ogni parte del vostro corpo, privata del principio che l’anima, apparirà rude, inflessibile, fredda, come in creatura che morì. In questo stato rimarrete quarantadue ore; trascorse le quali, vi sveglierete come da un amabile sonno. Nel mattino che seguir debbo questa finta morte, il novello vostro sposo verrà per svegliarvi, e vi troverà insensibile. Allora, secondo il costume, splendente nel vostro feretro de’ più begli adornamenti, e col volto scoperto, sarete deposta nella tomba della vostra famiglia, sotto quell’antica vòlta in cui dormono le ossa dei Caputeti; e là Romeo, istrutto da mie lettere, verrà di nascoso, onde, colto il momento in cui vi risveglierete, guidarvi insieme con me nelle terre di Mantova. Tale è il mezzo che può salvarvi dal disonore e dalla sventura, se l’incostanza o il timor femminile non abbattono il vostro coraggio.

Giul. Porgete, porgete; non mi parlate di timore.

Fr. (dandole una fiala) Tenete. Allontanatevi; e la felicità e t’ardire vi accompagnino in questa risoluzione. Manderò intanto a Mantova un Religioso per avvertire il vostro consorte.

Giul. Amore, dammi forza; non abbandonarmi in tanto momento. — Addio, dolce Padre.     (escono)


SCENA II.

Una stanza nella casa dei Capuleti.

Entrano Capuleto, donna Capuleto, la Nutrice, e alcuni domestici.

Cap. Ite; invitate tutti gli ospiti che son qui notati, (esce un domestico) Tu va in cerca di venti buoni cuochi.

Dom. Non ne avrete alcuno di cattivo, monsignore, perchè gli esperimenterò per vedere se sanno leccarsi le dita.