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204 giulietta e romeo


Don. Cap. Sì, signore; ma ella rifiuta lo sposo, e ve ne ringrazia. Vorrei che l’insensata andasse sposa al sepolcro.

Cap. Ed io pure lo vorrei: il vostro voto è il mio. Ella si rifiuta di obbedirne? ce ne sa grado? Non bello le sembra, indegna come ella è, d’andar sposa del più fiorito cavaliere che mai vivesse?

Giul. No, non ne son lieta; ma ve ne sono riconoscente: bello non può parermi il possedimento di cosa che odio; ma grata vi sono dell’intenzione vostra amorosa.

Cap. Oh! in verità che fatta se’ gran loica. Che intendi dire? che è il tuo parlare? Non ne son lieto, ma riconoscente... bello non parmi, ma grata ve ne sono... Ebbene, fanciulla, astenetevi dai ringraziamenti; non siate lieta, siate qual vi piace d’essere; ma apparecchiatevi giovedì ad andare al tempio con Paride, e io stesso a forza vi ci trascinerò. Lungi da me, figlia ardita e ingrata; lungi da me: tu mi sei fatta odiosa1.

Don. Cap. Oh! che è questo, messere? folleggiate?

Giul. Mio buon padre, ve ne supplico ginocchione, uditemi con calma almeno un istante.

Cap. Scostati, fanciulla impudente, fanciulla ribelle. Sì, te lo ripeto: o vanne giovedì alla chiesa, o cessa d’avermi per padre. Non parlare, non fiatare, non aggiunger motto. Già l’ira mi pesa, e vuole uno sfogo... Oh sposa mia! ci eravam creduti felici che Dio ci avesse dato questa sola figlia; ma ora mi avveggo che anch’essa n’era di troppo, e che con lei ci veniva la nostra maledizione. Lungi da me, sciagurata! per sempre, per sempre da me lontana!

Nutr. Che Iddio la benedica! Voi meritate biasimo, signore, bistrattandola.

Cap. Tacete, monna saviezza, o ite a cianciar colla vostra, comare.

Nutr. Io parlo per dire il vero.

Cap. Al diavolo l’insensata!

Nutr. Delitto è forse parlare?

Cap. Tacete, vecchia stolida, che i consigli vostri non ci occorrono.

Don. Cap. Ma siete troppo impetuoso!

    potesse, Shakspeare, non volli alterare. Il Genio, d’altra parte, osservò Hugo, è necessariamente ineguale, nè vi sono alte montagne senza profondi precipizi.

  1. Ho omesso alcune delle fortissime apostrofi che il Capuleto dirige in questa scena a sua figlia.