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atto terzo 203

una mortale bevanda. L’anima sua inviata a raggiunger quella di Tebaldo, spero ti farà in breve contenta.

Giul. Oh! sì; non mai sarò soddisfatta, finché io non rivegga Romeo... estinto. — Perchè il mio povero cuore è si crudelmente straziato dalla perdita che fece? Ah signora, se poteste soltanto trovare un uomo per portare il veleno, io l’ammanirei; e sarebbe tale, che da che Romeo preso l’avesse, dormirebbe in pace. Oh come abborro di udirne parlare...! senza che mi sia dato andare a lui... per vendicare l’amicizia che mi legava al mio cugino Tebaldo.

Don. Cap. Componi il veleno, e troverò l’uomo che lo porti. — Ma debbo annunziarti liete novelle, Giulietta.

Giul. Come opportuna vien la gioia fra tante sventure? In mercè, signora, quali sono queste novelle?

Don. Cap. E Cielo ti diè un padre che incessantemente intende a farti felice, e che, per consolarti de’ tuoi dolori, ti prepara un giorno della gioia più splendida.

Giul. Signora, per pietà, che giorno è questo?

Don. Cap. Un giorno ben prossimo, mia figlia. Il nobile cavaliere, l’amabile conte Paride s’unirà teco in matrimonio nel mattino di giovedì, nella chiesa di san Pietro, e farà di te una sposa avventurata.

Giul. Ah! giuro per quanto v’ha di sacro, ch’ei non mi sposerà. Stupisco di così gran sollecitudine, che mi obbligherebbe di unirmi ad uomo che appena conosco; e vi prego, signora, di dire a mio padre, che non intendo per anche di maritarmi; e che sposerei Romeo, che ben sapete quant’odio, prima che Paride. Queste mie parole vi colmano di meraviglia, lo veggo; ma...

Don. Cap. Ecco vostro padre: ditele a lui voi stessa, e vedete com’egli le accoglierà.     (Capuleto e la Nutrice entrano)

Cap. Allorché il sole tramonta, l’aria lascia cadere una lieve rugiada; ma al tramonto di Tebaldo l’acqua piove a torrenti. Ebbene, fanciulla, sempre sprofondata nelle lagrime? In piccolo corpo tu ritraggi le immagini delle navi, dei venti e del mare; avvegnaché gli occhi tuoi, col pianto che perpetuamente vi fluisce e rifluisce, bene somiglino al grande elemento: il tuo corpo è la nave che veleggia fra quel salso flutto; e i venti sono i tuoi sospiri, che commisti coi pianti affonderanno ben tosto il tuo corpo sbattuto dalla tempesta, se una subita calma non viene a ristorarlo1. Consorte, le faceste noto il nostro volere?

  1. Sentiva, traducendole, tutto il cattivo gusto di queste comparazioni, che, essendomi fatto un debito di rendere il più fedelmente che per me si