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194 giuelietta e romeo

corvo... Scendi, amabile Notte; scendi, Notte dalle negre palpebre; portami il mio Romeo; e allor ch’egli morrà, fa del suo corpo tante piccole stelle, ed esse renderan la faccia del firmamento sì lucida, che l’uomo, disamorato del Sole, te sola, o Notte, adorerà. — Oh! io comprai le delizie dell’Amore, ma non per anco le godetti; e, sebbene venduta, sono pur anche in tutta la mia interezza signora di me. — Questo dì m’è sì lungo, come la sera che precede una festa appar lunga alla fanciulla che brillare in essa deve con gonna splendida. Veggo la mia nutrice (entra la Nutrice con certe corde), che m’apporta certe novelle di Romeo; ed ogni voce che pronunzia quell’amato nome, ha per me un armonia celeste. Ebbene, nutrice, che rechi? Che funi son coteste? È forse la scala che commise Romeo?

Nutr. Oimè me! è la scala. (la getta per terra)

Giul. Cielo! che avvenne? Perchè sì accorata?...

Nutr. Oimè! è morto! è morto! Siam perdute, Giulietta! Oh sciagurato giorno! l’infelice più non è!

Giul. Sarebbe sì crudo il Cielo....

Nutr. Non il Cielo, ma Romeo. Oh Romeo, Romeo! chi l’avrebbe mai creduto di te?

Giul. Qual Furia sei tu, per compiacerti così nel tormentarmi? perchè provar mi fai la tortura dei dannati? S’uccise da sé Romeo? Rispondi una sola parola; e questa parola sarà per me di vita, o di morte.

Nutr. Ho vista la ferita, l’ho vista coi miei occhi... Dio! abbia in grazia..... Oh come profonda era! Miseranda vista! il suo cruento cadavere, livido come la cenere, tutto spruzzato di rosso, posava in un lavacro di tepido sangue... A quella vista mi svenni.

Giul. Oh frangiti, cuor mio! frangiti, frangiti tosto, e toglimi a tanto supplizio! Serratevi, occhi miei; date alla luce un eterno addio! Terra, torna alla terra; sia qui fine alla mia vita; e una istessa bara racchiuda me e Romeo!

Nutr. Oh Tebaldo, Tebaldo! il migliore amico che avessi! Oh amabile Tebaldo! cortese cavaliere! doveva io viver tanto per vederti estinto?

Giul. Qual giorno è questo di sventure e di lutto! Romeo ucciso, e Tebaldo estinto! Il mio amato cugino, e il mio sposo più caro ancora! Oh! la tromba ferale annunzii dunque il giudizio di tutte le genti; perocché chi rimane al mondo dopo che quei due ne son partiti?

Nutr. Tebaldo n’è partito; ma Romeo lo percorre ancora in bando, che al bando fu condannato per l’uccisione di Tebaldo.