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atto secondo 181


Rom. Sappiate adunque apertamente, che la mia tenerezza si fermò sulla figlia del dovizioso Capuleto, sulla bella Giulietta, il di cui amore m’imparadisa, come il mio la fa beata. L’intima unione de’ nostri cuori è pattuita; ora non v’è che da santificarla col matrimonio. Come imparassimo ad amarci, come divenissimo consapevoli del vicendevole nostro affetto, come scambievolmente ci giurassimo fede perpetua, ve lo dirò in miglior tempo; ora solo vi scongiuro di acconsentire a farne sposi, e in questo medesimo giorno.

Fr. Quale strano mutamento! Rosalina, che con tanto cuore amavi, è dunque sì tosto dimenticata? Ah sì, l’amore de’ giovani non s’alimenta nel cuore, ma negli occhi! Oimè! quanti dolori, quante pene hai tu patite per un amore di già obbliato! Or che avvenne dei sospiri con cui intiepidivi incessantemente le aure? I gemiti tuoi risuonano ancora al mio orecchio; i solchi che scavarono le tue lagrime, non sono ancora rimarginati: e nondimeno Rosalina è obbliata irrevocabilmente. Ah! consenti meco, che le donne meritano scusa se talora soccombono, poichè vedesi negli uomini tanta incostanza.

Rom. Ma spesso mi rimproveraste l’amore che io nutriva per Rosalina.

Fr. Solo la specie d’amore, con cui l’amavi, ti rimproverai.

Rom. E spesso mi raccomandaste di vincerlo, d’obbliarlo.

Fr. Ma non perchè ve ne succedesse un altro.

Rom. Oh! in mercè, Padre, non mi garrite: quella che ora amo mi corrisponde; l’altra noi volle mai fare.

Fr. Perchè ben conosceva la vanità del tuo amore, a cui il cuore non prendeva alcuna parte. Vieni, giovine; siegui i miei passi. Una speranza mi anima a porgerti il mio ministerio; ed è, che mercè questa unione cessino gli odii inveterati delle famiglie vostre, e sorrida di nuovo la pace in questa amata Verona.

Rom. Oh! ve ne scongiuro, andiamo; non perdiamo un istante.

Fr. Affrettiamoci, ma con savia fretta; che chi troppo corre, sovente precipita.     (escono)