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atto primo 169


Merc. Oh! m’avveggo che la fata dei sogni1 ti visitò. Ella è che accende l’immaginazione degli uomini, e con forme di luce aleggiando, sfiora le gote dei beati sepolti in un placido riposo. Un suo carro è una conchiglia di noce scavata dall’industre scoiattolo, o dal variopinto asuro, che da tempo immemorabile intende alla costruzione dei carri delle fate2. I raggi delle volanti sue ruote sono intrecciati colle file de’ ragnateli che s’imbevvero per una notte dei profumi d’una rosa; e un’ala di locusta gli fa ai nembi riparo. Le redini di che ella si vale sono intessute cogli umidi raggi d’un bel chiaro di luna; e sul davanti poggia un moscerino vestito di grigio, che conduce il carro. Con una zampa vibra egli il flagello che un’impercettibile pellicola compose; coll’altra scuote le briglie, e vola, vola, vola. È con mostre sì vaghe che la Fata dei sogni blandisce la notte i cervelli degli amanti, e li fa sognar d’amore; con queste che poggia sulle ginocchia degli uomini di corte, i quali veggonsi intorno ossequi e genuflessioni; con queste che solletica le dita de’ legulei, a cui ridono immantinente pensieri di sportule e d’onori; con queste che passando accarezza le labbra delle fanciulle che prelibano le dolcezze del matrimonio. Ora ella sosta sul naso d’un uom del Foro, che sull’istante subodora un avviluppato processo; ora a ciò non ristandosi aggrappasi alla nuca d’un soldato, che tosto immagina nemici fugati, breccie aperte, mura superate, e traboccanti coppe che coronano il dì della vittoria. È poi la fata istessa che, durante le fosche notti, intreccia i crini de’ cavalli, e gl’intrica e gli avviluppa con presagi di sventure3. È lei che...

Rom. Cessa, cessa, Mercuzio, di prodigare le tue vane parole.

Merc. Ben dici; imperocchè parlo di sogni, frutti d’ozioso e frivolo cervello, nati dal nulla, dati in luce dalla vana immaginazione, ch’è il composto d’una sostanza più lieve dell’aria, più incostante dei venti, che ora accarezzano l’agghiacciato seno del Nord, ora blandiscono il rugiadoso Mezzogiorno.

Benv. Cotesti venti, di cui parli, pare abbiano rapiti i nostri cervelli: il banchetto sarà omai terminato, e indarno arriveremo alla festa.

  1. La regina Mab. Per quanto strana e inopportuna possa parere questa descrizione dei sogni ai lettori italiani, essa gode in Inghilterra della più alta celebrità.
  2. Ricordi d’antiche tradizioni intorno alle Fate, in voga ai tempi di Shakspeare.
  3. Superstizione del tempo, generata dall’orrenda malattia del Nord, chiamata plica polonica.