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atto primo 167


Giul. È un onore a cui mai non pensai.

Nutr. Onore! Non foss’io stata la tua nutrice, e direi che succhiasti insieme col latte la saviezza.

Don. Cap. Ebbene, incominciate ora a pensar di matrimonio. Fanciulle di voi più giovani s’accasarono in questa nostra Verona; ed io mi ricordo che era già madre all’età vostra. Per dirvi tutto, Paride vi chiede a sposa.

Nutr. Oh che cavaliere, figliuola, che cavaliere....! il mondo non ha l’eguale... è uomo fatto al tornio.

Don. Cap. È il più bel fiore estivo di questa vaga città.

Nutr. Oh sì, un fiore...! affè che è un vero fiore!

Don. Cap. Che ve ne pare, Giulietta? potrete amare cavaliere? Stanotte ei sarà presente alla nostra festa. Considerate attentamente tutti i lineamenti del suo viso, e vedrete che il Piacere li formò col pennello della Bellezza. Scrutate con amore le linee di quel sembiante, e vedrete come l’una coll’altra armonizzi, e come e qual amabile lustro prendano da’ suoi begli occhi. Quel prezioso libro d’amore vi sta aperto dinanzi, e leggervi potrete le più dolci cose. Oh! affrettatevi, giovinetta, a partecipare al banchetto della gioia, che natura liberale comparte alla cara gioventù. Divenendo sua sposa, dividerete le sue grandezze, e crescerete nella stima degli uomini e di voi medesima.

Nutr. Crescerete? Sì certo, crescerete, figliuola: le fanciulle sogliono crescere andando a marito.

Don. Cap. Dite in poche parole: potrete rispondere al suo amore?

Giul. Vedrò se la sua vista risveglia in me affetto; e in ogni vicenda prenderò norma dal vostro consenso.

(entra un domestico)

Dom. Signora, gli ospiti son ragunati; il banchetto è imbandito; voi siete chiamata; Giulietta è richiesta; la nutrice imprecata; e tutto è confusione. Ritorno in mezzo a quel caos, e pregovi di seguitarmi presto.

Don. Cap. Va; ti seguiremo. Giulietta, Paride ti attende.

Nutr. Va, fanciulla, va, e possano notti felici coronare i tuoi bei dì.     (escono)