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162 giulietta e romeo


Benv. Del dolore che ti opprime, dell’angoscia che ti martora.

Rom. L’anima mia, già tanto pesta, vieppiù s’affligge per l’affanno che ti cagionano i miei mali. L’amore è lieve nebbia, che dai sospiri trae argomento; se questa dissipi, l’amore è fuoco che scintilla negli occhi dell’amatore, e che in mar di lagrime si trasforma, se a contraddirlo t’attenti. Sì, altro non è se non mistura di saviezza e di follia, veleno amaro, e balsamo consolatore. — Addio, cugino.

Benv. Aspettami; verrò con te: l’avrò per onta, se così mi lasci.

Rom. No, non ten calga; non è Romeo che qui ti parla; io non son qui; l’anima di Romeo è altrove.

Benv. Dimmi dunque: chi è colei in cui riponesti i tuoi affetti?

Rom. Oimè! dovrò io gemere nel dirtelo?

Benv. Gemere? no; ma con mestizia dirlomi.

Rom. Di’ dunque a un infermo di palesare nell’accesso del male gli ultimi suoi voleri. Oh cugino! barbaramente tu m’incalzi così; a un moriente tu parli, che omai non ha più favella.

Benv. Ma è bella la tua donna?

Rom. Come la Speranza!

Benv. A un’alta meta, cugino, dirizzasti il volo?

Rom. Ma a meta inarrivabile, a meta intangibile. Oh Benvolio! colei ch’io amo è coperta d’un’egida impenetrabile, contro cui i dardi d’Amor vanamente si spezzano. Il suo cuore è inaccessibile alle care parole del sentimento; e i modesti suoi occhi evitano sempre lo scontro di sguardi pericolosi. Ah! questa non sarebbe quella in cui breccia potesse far l’oro, l’oro che corrompo talvolta le doti più belle; ricca di virtù, primo tesoro di natura, oh! quand’era morrà, il mondo resterà coperto di lutto.

Benv. Fece forse voto di verginità?

Rom. Sì; e con tal ritrosìa, cagiona una vasta ruina, e coll’avara riserva defrauda la posterità di bellezza. Troppo savia, troppo pia ella è per farsi lieta di mia disperazione; e solo un’abiura dell’amore a ciò la induce, un empio voto che morte arreca ad un infelice che non vive che per lei.

Benv. Attienti al mio consiglio; cessa di pensare a tal donna.

Rom. Oh! insegnami in qual modo lo potrò.

Benv. Lasciando liberi i tuoi occhi, volgendoli sopra altre belle.

Rom. Mi additi così il modo di richiamarmela ognora dinanzi. Le nere maschere che cuoprono il viso della bellezza fan velo indarno al pensier nostro, che le penetra, e scopre tutto il tesoro che si nasconde. Additami una donna che superi tutte l’altre in