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atto primo 159


Sans. (forte) Sì, val di più.

Abr. Menti per la gola.

Sans. Fuori la spada, se hai cuore. (a Greg.) Gregorio, ricordati di schermirmi co’ tuoi colpi.

Benv. Dividetevi insensati; rimettete le spade nei foderi; voi non sapete quello che vi facciate.

(fa saltar loro le spade di mano; entra Tebaldo)

Teb. La spada snudata contro abbietti servi? Volgiti, Benvolio, e vedi la tua morte.

Benv. Feci opera di paciere, e nulla più; rimetti la spada e aiutami a separar costoro.

Teb. Colla spada ignuda osi parlare di pace? Odio questa parola come odio l’Inferno, e tutti i Montecchi, e te: difenditi, codardo. (combattono; entrano parecchi satelliti d’entrambe le case nemiche, i quali accrescono la rissa; quindi un Uffiziale con seguito di soldati).

Uff. Soldati! avanti! avanti! Senza riguardo di parte, percotete quanti combattono.

(entra Capuleto con vesti scomposte; sua moglie lo segue)

Cap. Qual romore è questo? Olà! datemi la mia spada.

Don. Cap. Una gruccia, una gruccia piuttosto per sorreggervi! — A che chiedete una spada?

Cap. La mia spada, dico, la mia spada! veggo venir Montecchio, che con brando snudato mi schernisce. (entrano Montecchio e Donna Montecchio) Mont. Ti trovo, vil Capuleto... Ah! non mi trattenete.

Don. Mont. Non ti lascierò fare un passo per andare contro un nemico.     (entra il Principe col suo seguito)

Princ. Irriverenti sudditi, alteri, nemici di pace, profanatori di queste arme, che barbaramente bruttate col sangue dei vostri concittadini, non mai obbedirete ai miei comandi? uomini che infami passioni trasformarono in belve feroci, che solo omai traete diletto nello spargere un sangue che uscì dalle vostre vene, udite la mia estrema sentenza, la sentenza d’uno sdegnato principe, e gettate quei ferri, che brandir mai non dovevate contro i fratelli. Già tre risse civili, causate da una mal intesa parola, hanno turbata, mercè vostra, la pace di questa città; e tre volte, per sedare gl’inveterati vostri odii, fin anche i vecchiardi di Verona dovettero accorrere colle irrugginite loro daghe, che impugnar soleano soltanto da giovani per difesa della patria. Or sia qui fine a tanta abbominazione; e colla sua testa s’apparecchi a scontar la sua colpa colui che anche una volta sturbasse il