Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/150


atto quarto 139


Br. No, per la una vita, che ardito non lo arresti.

Cass. Non fidar troppo nell’amicizia che sento per te. Ben potresti indurmi a cosa... che fatta mi dorrìa.

Br. Già facesti quello di che ti dèi pentire. Cassio, le tue minaccie, il vedi, non mi spaventano; l’onore mi copre d’un’egida impenetrabile, contro cui inutili, come soffio di vento, s’abbattono le tue parole. — Mandai a chiederti un po’ d’oro, e tu mei rifiutasti, perchè io sdegnava procacciarlomi con mezzi vili. Ma, per il Cielo, meglio amerei fonder nel crogiuolo il mio cuore, e versare il sangue goccia a goccia, perchè trasformato venisse in metallo, che carpire dall’incallita mano dell’artefice il povero suo obolo con alcuna iniqua frode. Per pagar le mie legioni ti chiesi quell’oro; e tu mel rifiutasti. Per questo fine, non per niun altro, ricorsi all’amico, e l’amico mi disertò. Cassio, tale opera era ella da te? Avre’io cosi risposto alla dimanda di Cassio? Dei, quando Marco Bruto sarà fatto tanto sordido da nasconder lungi dalla mano de’ suoi amici pochi miseri pezzi di metallo, siate voi presti co’ vostri fulmini ad annientarlo.

Cass. Ma ciò non feci.

Br. Questo facesti.

Cass. Nol feci. Stolto fu il messaggiero che tal risposta ti rese. Ma, Bruto, tu già straziasti il mio cuore; e lungi dall’alleggiare i mali dell’amico, barbaramente gli aggravi.

Br. Il fo soltanto quando in me ne ricadono gli effetti.

Cass. Ah Bruto! tu non m’ami.

Br. Non amo i falli tuoi.

Cass. Tali falli sfuggirebbero all’occhio d’un amico.

Br. Di’ all’occhio d’un adulatore, che non vorrebbe vederli quand’anche immensi come l’Olimpo.

Cass. Vieni, Antonio, omai; giovine Ottavio, vieni; e vendicatevi entrambi sul solo Cassio, ch’è stanco del mondo, che abborre la luce, dacchè ha con sè l’odio dell’uom ch’egli ama, gl’insulti del fratel suo, il disprezzo di colui che gli facea bella l’esistenza. Oh! sento che le lagrime mi corrono agli occhi, malgrado mio, e potessi stemprare in pianto tutto il mio dolore! Prima che ciò segua, prendi, eccoti il mio pugnale; eccoti nudo un petto che nasconde un cuore più ricco di tutte le miniere della terra. Se del cuore d’un altro Romano, ma sincero e libero, abbisogni, eccoti, lo strappa... e feriscimi come feristi Cesare, cui meglio amavi, anche recandogli morte, che mai tu non abbia amato Cassio.

Br. Riponi quel pugnale, Cassio; desisti da inutili preghi, e