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atto quarto 137


Cass. Fermatevi, ola!

Br. Fermatevi! Mandate intorno il comando, (si ode per tre volte ripetere al di dentro) Fermatevi! — Fermatevi! — Fermatevi!

Cass. Nobile fratello, perchè m’oltraggiasti?

Br. Oh Dei, giudicatemi! Offesi io mai i miei nemici? E se nol feci, come avrò ingiuriato un fratello?

Cass. Bruto, la tua fronte serena fa velo sovente agl’insulti; e allorché tu offendi....

Br. Cassio, frenati. — Esponi placidamente la tua querela, né farlo sotto gli occhi dello esercito; il quale veder non dee fra noi che amistà e concordia. Comanda che di qui sgombri, e vieni nella mia tenda, ove riposatamente e finché piaceratti t’ascolterò.

Cass. Pindaro, imponi agli ufficiali di condur l’esercito a qualche distanza.

Br. Dà lo stesso ordine, Lucilio; e finché durerà la nostra conferenza, non s’appressi alcuno alla tenda, di cui Lucio e Titinio custodiran l’entrata.                                   (escono)


SCENA III.

La tenda di Bruto.

Lucio e Titinio in distanza. Entrano Bruto e Cassio.

Cass. L’onta che mi facesti é palese per la condanna e per la taglia che ti piacque infliggere a Lucio Pella, pubblicano di Sardi: il mio intercedere per quest’uomo fu disprezzato.

Br. Oltraggiavi te stesso frapponendoti in tal causa.

Cass. Ne’ tempi in cui viviamo mal s’addice lo scrutar sì addentro i falli degli uomini

Br. Ma tu, Cassio, tu medesimo, permetti ch’io ’l menzioni, incorri in questa fatai pecca dell’oro; e la tua mano ahi pur troppo! é avida del vile metallo.

Cass. Avida? oh! proferendo tali parole ben avevi coscienza d’esser tu Bruto. S’altri dette le avesse, sarebbero state le ultime.

Br. La corruzione s’abbellisce col nome di Cassio: ecco perchè il castigo non osa alzar la testa!

Cass. Il castigo!

Br. Ricordati del dì di marzo; ti rimembra delle Idi di marzo. Il sangue del gran Cesare non fu sparso in quel dì per la giustizia? Quale scellerato avrebbe ardito investirlo, trafiggerlo, se