Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/135

124 giulio cesare


Cass. Questo si faccia. (tutti s’inchinano) Quanti secoli vedranno rappresentare questa scena illustre, in idiomi non ancora formati, in regni che ancora non sono!

Br. Quante volte offerto agli occhi del pubblico morrà nell’avvenire questo Cesare, che ora adagiato sulla polvere dorme l’eterno sonno!

Cass. Ed ogni volta che questa scena rinnoverassi, la nostra lega fraterna sarà chiamata quella di uomini che diedero al loro paese la libertà.

Dec. Ora uscirem noi?

Cass. Sì, e Bruto ne guidi; e a un tanto duce faran corteo gli uomini più intrepidi di Roma.                         (entra un Uffiziale)

Br. Fermatevi. Chi è costui? Un amico di Antonio.

Uff. Antonio, o Bruto, m’impose d’inchinarmi a te; Antonio m’ingiunse di prostrarmi al suolo, e dirti: «Bruto è nobile, savio, valente, virtuoso; Cesare fu potente, valoroso, illustre, sensibile. Bruto amo ed onoro, come Cesare amai ed onorai. Se Bruto si fa garante della salvezza d’Antonio, questi a lui andrà per intendere come Cesare meritasse la morte; e la sua fortuna e quella del magnanimo Bruto accoppierà in mezzo a tanto travolgimento di cose». Così disse Antonio; le sue parole riporto.

Br. Antonio è saggio, e adopera da egregio Romano. Va ora, e digli che se gli piace di venire a me, gli do fede d’onore che non patirà alcun oltraggio.

Uff. Recherò la risposta.                                             (esce)

Br. Bene immaginava che facilmente l’avremmo avuto amico.

Cass. Desidero che tale ci sia, ma sinistri presagi non me lo fanno sperare.                                   (entra Antonio)

Br. Ecco Antonio che innoltra; sia il benvenuto fra noi.

Ant. O sommo Cesare, giaci dunque ora sì in fondo? Tutte le tue conquiste, le tue glorie, i tuoi trionfi stan dunque ora ristretti in così misero spazio? sventurato illustre, ti sia la terra leggiera! (volgendosi ai congiurati) Cittadini, m’è ignoto a che intendiate, o qual altro sangue debba essere sparso, o qual nuova vittima offerta. Se io fossi quella, non sarebbe ora più congrua per me al morire, di quella che segnò il fato di Cesare; nè arma che meglio amassi ministra di morte, dei pugnali vostri intrisi del sangue più nobile dell’universo. Ve ne scongiuro; se cape per me abborrimento ne’ vostri petti, appagatelo ora, mentre le vostre mani son fumanti di sangue. Dovessi viver mille anni, non mai mi troverei sì parato al morire, come in quest’istante; nè luogo, nè modo di morte mi sarebbe mai più accetto di quello