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122 giulio cesare

Antonio ad uscire. (Antonio e Trebonio s’allontanano; Cesare e i Senatori s’assidono)

Dec. Dov’è Metello Cimbro? Fate che ora s’avanzi per presentare a Cesare la sua dimanda.

Br. Ecco che gli è già davanti. Stringiamoci e assecondiamolo.

Cin. Casca, sei tu che devi ferir primo?

Ces. L’assemblea è raccolta? Quali abusi devono riformare Cesare e il suo Senato?

Met. Nobile, illustre, onnipossente Cesare, Metello Cimbro a te s’inchina.....                                   (inginocchiandosi)

Ces. Cimbro, ho a prevenirti che queste vili adulazioni, queste genuflessioni abbiette possono piaggiare la vanità d’uomini volgari, e mutarli ne’ loro propositi; ma non nudrire la folle lusinga che il cuore di Cesare gli sia tanto ribelle da rimetter della sua tempra per queste codarde blandizie. Tuo fratello è espulso per decreto del Senato: se per lui m’aduli, se ti curvi, se intercedi per lui, io ti disprezzo, Cimbro, come l’animale che lorda le vie. Impara che Cesare non commette ingiustizie, e che senza averne debito mai non punisce.

Met. Oh! non sarà qui voce più eloquente della mia, che con parole meglio accette al gran Cesare possa ottenere la grazia di mio fratello?

Br. M’inchino a te, Cesare, ma non per adularti, mentre ti dimando di richiamare Publio Cimbro.

Ces. Che ascolto! Tu, Bruto?

Cass. Perdona Cesare, perdona. Cassio ancora s’umilia colla fronte sino ai piedi tuoi, per implorare da te il ritorno di Publio Cimbro.

Ces. Potreste piegarmi, se vi rassomigliassi; e se potessi pregare per commuovere, potrei esser commosso dalle preghiere. Ma immutabile io stommi come l’astro del Nord, che nei cieli non ha rivale nella sua lucida immobilità. Gli azzurri dei cieli sono sparsi d’innumerevoli stelle che tutte irraggiano pel creato, e fan fede del fuoco che le abita; ma una sola ve n’ha, che rimane eterna al suo posto. Il nostro mondo è del pari popolato d’uomini entro cui s’alberga una scintilla di divino fuoco; ma tra la infinita folla un solo ne conosco, che sappia, invariabile, immoto, fra l’urto delle più feroci passioni, conservare costantemente il suo grado. Quest’uomo son io; e ne darò prova in questo medesimo istante. Nulla mi rimosse allorchè opinai per l’esilio di Cimbro; nulla rimuoverammi ora nel volere ch’ei resti in bando.

Cin. O Cesare!....