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atto quinto 89

Siward. Satana stesso non ne avrebbe potuto proferire uno più odioso al mìo orecchio.

Macbeth. Nè più tremendo per te.

Siward. Menti, esecrabile mostro; e la mia spada tel proverà. (combattono, e il giovine Siward rimane ucciso).

Macbeth. Eri partorito di donna, e ardisti combattere meco! Sprezzo la spada e l’armi di qualunque mortale uscito da una femmina, (parte; romore di guerra; entra Macduff).

Macduff. È da questo lato che s’udì lo strepito. Tiranno infame, fa ch’io ti vegga. Se d’altra destra, che della mia, perisci, i mani della mia sposa e de’ miei figli non cesseranno di perseguitarmi. E con pena che m’induco a combattere contro gl’infelici gregari, che loro malgrado obbligasti ad assumere la tua difesa. Sei tu, sei tu, Macbeth, ch’io richieggo; nè d’altro sangue, che del tuo, è assetato il mio ferro. Oh! mostrati, mostrati a me, spregevole scellerato, e la fortuna non m’udrà mai più poscia invocarla in questo mondo, (esce; continua il romore di guerra; entrano Malcolm e Siward il vecchio)

Siward. Da questa parte, signore, che la fortezza già già s’arrende. — I soldati del tiranno non combattono omai più, e il valore dei nostri è stato secondato benignamente dalla fortuna.

Malcolm. Ci scontrammo in nemici che non volevano ferirne, e vibravano i colpi all’aria.

Siward. Entriamo, signore, nella fortezza.

(escono; cresce lo strepito; rientra Macbeth)

Macbeth. Perchè dovrei recitar qui da solo la parte dell’eroe romano, e uccidermi da me stesso? Finchè vedrò uomini, le ferite staranno ben meglio sui loro petti, (rientra Macduff)

Macduff. Volgiti, mostro d’inferno, e mi guarda.

Macbeth. Di tutti gli uomini tu sei il solo che avrei evitato; ma fuggi, che l’anima mia è già troppo satolla del sangue de’ tuoi.

Macduff. Non ho parole per te. La mia risposta sta sulla punta di questa spada, sanguinoso tiranno, cui non è nome che si adegui.                                              (combattono)

Macbeth. Son vani i tuoi sforzi. Tu potresti più facilmente ferire quest’aura che c’insulta il viso, di quello che vibrare su di me i tuoi colpi. Drizza il tuo ferro verso chi non è invulnerabile; la mia vita è difesa da potenze soprannaturali, e niun mortale partorito di donna potrebbe privarmene.

Macduff. Allora dispera della tua salute, e il gnomo che ti protesse, t’insegni che Macduff fu strappato col ferro dal fianco materno assai prima del termine a ciò fissato da natura.