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non sono di alcun rillievo, le darò volentieri alla censura sua, desiderando io in ogni conto di essere vero figliuolo d’obbedienza alla Santa Chiesa. » Et col fine a V. P. M. Reverendo, bascio riverentemente le mani.

» Di casa, alli 23 Mazo (maggio) 1592.

» Di V P. M. Reverendo

» Servitor obbedientissimo

» Zuane Mocenigo




Giordano Bruno, che vagamente intuiva il tradimento del discepolo, aveva preso le sue disposizioni per lasciar Venezia, ma il Mocenigo, che alla malignità accoppiava la scaltrezza, lo prevenne.

Deciso più che mai, per tranquillare la sua coscienza, di consegnarlo all’Inquisizione, la notte del 22 maggio, come dichiara nella denuncia, scortato da alcuni suoi servi, irruppe nella camera di Bruno, e, colla superiorità delle forze, messolo nell’impotenza di difendersi, lo fece rinchiudere in altra camera più sicura. Colà vel tenne un giorno.

La notte veniente, Giordano Bruno, legato e scortato da numerosi sgherri, veniva in una gondola tradotto alle orride carceri del Santo Ufficio.

Da questo momento per il povero filosofo incomincia una nuova serie di patimenti, che solo dovevano aver termine colla sua tragica fine.

Povero Bruno!...