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Poco però ci dicono i suoi biografi di questa sua dimora a Zurigo e delle persone che ivi conobbe e praticò.

Fu a Francoforte che Bruno conobbe i librai veneziani Ciotto e Bertano, usi da lungo tempo a convenire alle fiere librarie, che colà due volte all’anno si tenevano. Da tali conoscenze il filosofo, più tardi, veniva indotto a recarsi a Venezia, ove il giovane patrizio Giovanni Mocenigo, desideroso d’apprendere dalla bocca stessa di Bruno le sue teorie, aveva dato replicato incarico ai due librai di persuadere il Nolano a venire in Italia. Così egli, tratto dal destino e dal bisogno della sua vita irrequieta ed errabonda, rivedeva coll’animo trepidante, dopo più di tre lustri di assenza, la sua diletta Italia.

Oh quanti pensieri gli devono esser turbinati nella mente, varcando le Alpi, che l’avevano disgiunto per tanto tempo dalla patria! Dalle cime nevose egli dovette spingere con ansia lo sguardo laggiù, lontano, lontano, ai piedi del fumante Vesuvio, ove bella la sua Nola sorrideva al mare. Ed assieme al ricordo del paese nativo, in quell’anima travagliata dalle indomite lotte, più vive dovettero sorgere le reminiscenze della famiglia, che da tanto tempo aveva lasciata, e che forse non disperava di rivedere un giorno.



Venezia non era più la città triste, desolata e decimata dalla peste, quale Bruno l’aveva veduta la prima volta.

Benchè la potenza della Repubblica incominciasse a volgere a decadimento, pure la Regina dell’Adria-